Dellaplane

“La vita e nient’altro” di un formatore ICT cinefilo e radiofilo, sotto lo sguardo di Balengo e Bamboulot

Ecco chi mi ricorda!

Choke, il film tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, mi ricorda la serie “Dream On”, attualmente in onda su RAI 4. E un po’ anche “Arrested development” e “Bolle di sapone”. Spero che i riferimenti non dispiacciano troppo a Luca

Acquisti locarnesi

In ordine cronologico di “prima visione”

Picture of light, di Peter Mettler

del 1994, viaggio nel Grande Nord alla ricerca dell’aurora boreale. Mi aveva molto colpito per i paesaggi e per l’idea di intraprendere un viaggio del genere alla ricerca di un’immagine, una luce, un fenomeno naturale.

Feltrinelli, di Alessandro Rossetto

non mi era piaciuto granchè, interessanti sia la parte su Giangiacomo che quella sull’azienda, ma insieme, nello stesso film, non viene approfondita nè l’una, nè l’altra. Pare che in Italia non si vedrà mai, alla Feltrinelli proprio non è andato giu. Edizione in tedesco con sottotitoli in italiano

Riviera Cocktail - Edward Quinn, Photographer, Nice, di Heinz Butler

La carriera del fotografo delle dive del Festival di Cannes negli anni 60, belle fotografie e musica jazz di Franco Ambrosetti

Eee download

Sembra che in Asus siano consapevoli di alcuni limiti del loro giocattolino preferito, e stiano cercando di porre rimedio. Anche utenti non particolarmente esperti sono abbastanza abituati a cercare il software free-shareware e a installarlo senza troppe difficoltà, cosa che con Xandros non avviene proprio negli stessi termini. La soluzione, però, non sembra proprio far dimenticare il male, anzi, offre il destro a ipotesi chissà quanto campate in aria. Per un prodotto che si proponeva come il campione della semplicità, mi sembra ci siano troppe contraddizioni, a cominciare da una gamma ormai fuori controllo: considerando i prezzi, in quanti non si staranno già guardando attorno?

Divi

Su RaiNews 24 è in onda un programma sulla Costituzione, Giulio Andreotti che parla, credo della libertà di stampa. Toni Servillo è troppo bello ed elegante, nonostante il trucco e la capacità attoriale, per impersonarlo. Capisco che non potesse far altro che “interpretarlo”, ed è il motivo per cui il film non mi ha convinto, ma mi rendo conte che, se limite c’è, è nella scelta di raccontare una storia - italiana - come quella.

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Ho effettuato il passaggio alla versione 2.6.1 di Wordpress: è stato più facile installare Wordpress da zero, ma non ha provocato danni.
Purtroppo non ha risolto l’unico problema finora incontrato: il pulsante RSS continua a dare, come risultato,
Errore interpretazione XML: la dichiarazione XML non è all’inizio di un’entità esterna
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Linea numero 3, colonna 1:
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Qualche post trovato in giro (il problema sembra comune) non mi ha permesso di risolvere il problema: qualcuno c’è riuscito?

AGGIORNAMENTO: La notte sembra aver portato consiglio, adesso il feed sembra funzionare, ma non so quale delle tante modifiche fatte sia quella giusta!

Le foto di Locarno 2008

Sono qui

Dovrebbero vedersi anche così

16 agosto a Locarno

Stasera le premiazioni. una certa delusione per i film della Piazza, tutto sommato è mancata la sorpresa (negli ultimi anni Little Miss Sunshine, La vita degli altri).
In concorso pareri contraddittori: livello medio apprezzazbile, ma le punte in alto e in basso sono diverse per molti critici: non ho seguito molto il concorso, ma Mar Nero, 33 scene di vita e Nulle part terre promise mi sono sembrati olto interessanti
eccellente la settimana della critica, davvero una bellissima selezione. Soprattutto documentari da segnalare anche ne I cineasti del presente e Ici et Ailleurs, la realtà può animare film belli da tutti i punti di vista, quello emotivo innanzi tutto, ma con una persistenza maggiore. Mi sembra quasi che la drammaturgia dei film di finzione rappresenti un limite spesso insuperabile per la verosimiglianza e il senso di un film. L’elettronica, in questo senso, è davvero una rivoluzione. Penso anche solo agli usi che ne hanno fatto Soldini e la Veuve nei loro lavori, per non parlare di “Aquiloni” o di “Non chiederci la parola”: da sottolineare che il digitale non uccide la sala cinematografica (se ooportunament attrezzata), anzi; piuttosto vanno sfruttati poi i nuovi canali di distribuzione e di fruizione, soprattutto per opere che non possono essere blockbuster.

Rata nece biti (non ci sarà la guerra), Daniele Gaglianone
170 minuti mi sembravano troppi, perché non spezzare il film, visto che, comunque, è articolato in capitoli? invece funziona, ha continuità e non solo. Come sempre, per film tra storia e cronaca, bisognerebbe rinfrescarsi un po’ la memoria, gaglianone rifà una cronaca con alcuni documenti audio, tra le testimonianze odierne, e forse non sono abbastanza chiare; mi sembra l’unico vero limite di un documento del genere.
Alla fine la testimonianza di chi sta letteralmente rimettendo assieme i resti delle vittime, dei dispersi e delle loro cose: il mestiere del “vero” Dellaplane, de “La vita e nient’altro” di Tavernier; come a dire che il secolo breve si apre e si chiude con la necessità dello stesso sporco lavoro.

14 agosto a Locarno

Giornata molto attesa, film che si annunciano tutti molto interessanti, ed altri,. scoperti a festival in corso che cercherò di recuperare in qualche modo, come quello di Gaglianone che, però durando tre ore, presenta comunque seri problemi. Niente Piazza per non perdermi “Sognavo le nuvole colorate”, pubblicizzato in modo piuttosto particolare nei giorni scorsi.In questo modo mi perdo la prima di Jacqueline Veuve, da cui mi attendo molto.

Four wives- 0ne man, Nahid Persson
Impressionante. Sarebbe facile ironizzare sulla situazione, un uomo con quattro mogli. Gelosie, solidarietà, lontananza dalla nostra mentalità, difficile da accettare, ruolo della donna letteralmente inconcepibile. la regista non ha potuto girare la scena finale, sostituita dalla figlia, perché le autorità non le hanno concesso il visto. Il finale è comunque inquietante come il resto del film, fa quasi rabbia tanta soggezione e rassegnazione

Story of Jen, Francois Rotger
Il Canada non mi piace più così tanto. Almeno la campagna, per le ragazze non sembra un bel posto per viverci. Il film è intenso, le attrici hanno bella presenza, anche se la vicenda si dipana in una caccia all’uomo di cui si poteva fare tranquillamente a meno e, tutto sommato, manca di qualcosa, non fa lo scatto risolutivo.

Mar Nero, Federico Bondi
Nella prima parte mi sono identificato fin troppo nella vicenda. in questo caso Ilaria Occhini solidarizza con la badante romena, nella mia realtà le cose non vanno così bene. Mi sarebbe piaciuto farlo vedere a mio padre, ci si sarebbe riconosciuto parecchio. Le attrici ci mettono del proprio, senza stereotipi, con un’intensità particolare, bello l’uso della lingua e trascinante la musica dei titoli. Ottimo debutto, da riprovare con soggetti meno autobiografici.

Sognavo le nuvole colorate, Mario Balsamo
Causa ritardi e condizioni meteo, me lo sono perso.

Un coin de paradis, Jacqueline Veuve
In alcuni tratti sembra che ci si lasci prendere la mano dall’alta definizione, ma le figure tratteggiate alla fine si definiscono nella miglior tradizione della regista vallese. Bello soprattutto il rapporto che si costruisce tra i vecchi e i giovani, di come questi in fondo si approprino di una memoria che le loro diverse marginalità gli hanno negato.
Ad un certo punto sembra che lo sviluppo della zona sia negata dalla sconfitta di Sion come sede olimpica, a favore di Torino; il progetto che porta i ragazzi a ricostruire il territorio e sé stessi è intitolato a Don Bosco: mi permetto un po’ di orgoglio torinese.

13 agosto a Locarno

Ha anche piovuto,in Piazza, ma poco poco e non ha guastato la festa a Nanni Moretti. Vuoi vedere che il lavoro di Direttore del TFF lo sta rendendo simpatico? Sul palco è stato gradevole, ha anche girato un corto appositamente per Locarno (non è che così trascura Torino, vero?). Non sarà lui il successore di Maire?
Ho avuto di nuovo problemi con la carta di credito: seganaltomi da Vodafone, risolto telefonicamente con Unicredit. Secondo me perché ho telefonato dalla Svizzera!

Latawce, Beata Dzianowicz
A proposito di cinema documentario.
Un regista polacco porta alcune videocamere agli studenti dellScuola d’Arte di Kabul, insegnando loro,molto sommariamente come usarla per raccontare la loro realtà. Un’altra regista riprende entrambi. immagini nelle immagini, racconti nel racconto. Bambini addormentati per terra, amputati che giocano a calcio e fanno volare aquiloni: era il più veloce nel far volare aquiloni, e per questo una mina gli ha portato via una gamba, per il dolore il padre è morto,ma lui continua a guardare in alto. Altri ragazzi, lo riprendono, anche una ragazza,che appare meno per la contrarietà del fratello. L’autrice ha raccontato che, durante le riprese in una fabbria di tappeti, gli allievi trascuravano il fatto che a lavorare 12 ore al giorno fossero bambini, per loro era normale, non da testimoniare.
Ci sono tutti i discorsi sul cinema documentario, anche se in forma ingenua ma pura, di chi non è condizionato dalla tv. C’è anche il discorso del fare provando, il film è da far vedere a chi pensa che basti una videocamera per ddiventare registi se non addirittura autori. Mi ha fatto pensare, per pietas ma anche per forza della semplicità a ABC Africa di Kiarostami, credo che il grande sarebbe il modello perfetto per quei ragazzi. Per altro gli autori dell’impresa e del film sono polacchi, e dalla Polonia così, vengono due dei film che più mi hanno toccato in questo festival: chissà cosa ne avrebbe detto il mio polacco preferito di tutti i tempi (KK, naturalmente).
Il responsabile della settimana della critica sostiene che il documentario più bello è quello di domani, sulle quattro mogli di un iraniano, ma visti questo e Nobody’s Perfect…

A zona, Sandro Aguilar
Raramente esco prima che un film finisca, ma qui c’è solo compiacimento del dolore, ho retto mezza ora, nessun racconto o dialogo (e passi) ma solo immgini compiaciute di sofferenza. Guardi “33 scene…”e impari.

Son of Rambow, Garth Jennings
Sorpresa!
in realtà c’era da aspettarselo, ne aveva parlato Dispenser (se non Condor). Un po’ sulla scia di Little Miss Sunshine, stavolta dalla Gran Bretagna (e con leggero spirito anti francese, nonostante la coproduzione con Artè). Due bambini, un Gianburrasca anche cattivello e un figlio di vedova di una setta modello “the witness” o quasi. Ne combineranno di tutti i colori, con gran affetto per il cinema e per la capacità di far sognare bambini di tutte le età. Viene in mente il primo cortometraggio di Tim Burton. Davvero gradevole e simpatico, applauso della Piazza a scena aperta, come nei casi migliori.

11 agosto a Locarno

Oggi temo di non aver azzeccato la scelta del programma pomeridiano: al video di Elisabetta Sgarbi sul Sacro Monte di Varallo ho preferito un film canadese,e mal me ne incolse.
Attenzione: in Svizzera le prese dicorrente sonodiverse da quelle italiane e non si trovano adattatori per le spine con la terra! Quindi, niente pc, solo umpc.

Jogo de cena, Eduardo Coutinho
Interviste ad attrici che recitano le interviste fatte a donne che si sono presentate a raccontare la loro storia. Bellissimi volti, storie toccanti e gioco al limite del perverso tra finzione e realtà. Chissà se il regista ha visto Emilie Muller: ha fatto un film che ne è l’esatto contrario.

Elle veut le chaos, Denis Cotè
La protagonista, per liberarsi, ci rimette un rene; gli spettatori i maroni.
Bianco e nero pretenzioso, personaggi sfigati da macchietta. Eppure a qualche critico è piaciuto, e non mi sembrano quelli modello “Un autre homme”.

Lezione 21, Alessandro Baricco
Materiale didattico da 5.000.000 di €
Alessandro Baricco
L’affabulatore Baricco si mette a fare il regista, compone un film surreale su un argomento che potrebbe pure essere scelto a caso. in quest sensomi sembra ci sia il meglio della filosofia della Scuola Holden, lo studio del linguaggio per coinvolgere, indipendentemente dallo scopo; Lezione 21 potrebbe essere il materiale didattico di un corso di marketing della Holden, e lo dico con ammirazione, mi piace questo tipo di provocazione. Visto che è già stato detto tutto, le storie originali sono esaurite o quasi, tanto che i racconti più emozionanti in sé sono dal vero, sono documentari, facciamo – bei – film in quanto tali. La chiave di lettura non deve condizionare lo spettatore, figuriamoci il regista; il sogno di qualunque docente, potendo realizzare una lezione multimediale a costi e tecnologie cinematografiche (5 milioni di €), ma non tutti i docenti, soprattutto poi al “debutto” avrebbero tanta padronanza del mezzo.

The eternity man, Julien Temple
Anche qui, grande padronanza del mezzo, ma obiettivi più fumosi e molto meno interessanti. Musiche continuamente enfatiche. Lasciamo perdere