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Locarno, 6 agosto
Pubblicato da Dellaplane
In alcuni locali di Locarno c'è Wi-Fi libero (sorattutto all'Hotel dell'Angelo si mangia anche bene) Prossimamente: la conclusione della trilogia di Bernard Edmond, e dato che i primi due capitoli erano splendidi... "grandi speranze" di D'Anolfi e Parenti, autori del bellissimo "I promessi sposi" (a suo modo documentario sul prendersi cura) di due anni fa: a proposito, come è possibile che un piccolo capolavoro di ironia e senso della realtà non sia mai passata in tv (credo)? Per i dettagli dei film ci sono i siti del festival (www.pardo.ch) e della Radio Televisione svizzera (www.rsi.ch/pardo/), per cui non mi dilungo con nomi di attori e registi e sinossi. (500) days of summer: la legge di Seinfeld per un architetto Ovvero la dimostrazione dell'esattezza della legge di Seinfeld: "I rapporti tra uomini e donne sono difficili perché gli uomini. non sanno mai cosa le donne vogliano realmente, mntre le donne sanno benissimo cosa vogliono gli uomini: le donne". Il film è anche a pieno titolo nella serie "Architetti al cinema", in modo visualmente molto accattivante,ed è una delle cose più interessanti del film, che ha una struttura anomala, ma efficace; il regista ha dichiarato che ha scelto di raccontare una storia secondo il modo in cui si richiamano i ricordi, mettendo assieme momenti belli alternati a momenti brutti. Efficace, bravo il protagonsta e irresistbile Zooey Deschanel, che quasi ricorda la protagonista di "Happy go lucky". Bel tentativo di fare una commedia sentimentale innovativa, bello l'utilizzo della musica e della grafica, ottima opera prima. La guerre des fils de lumiere...: tetro teatro Amos Gitai riprende un recentissimo spettacolo teatrale. A parte la suggestione della messa in scena, il tempo reale della ripresa (meraviglie del digitale, non per gli effetti speciali ma per la portatilità e la velocità), la bellezza del testo, sarebbe sufficiente il carisma di Jeanne Moreau. The anchorage: Ozu (mancato) in salsa scandinava Bei panorami, rinfrescanti a questee latitudini. I sottotitoli vengono pagati a film o a linee: nel primo caso un affarone, nel secondo lavoro in perdita. Castro: insensato Insensato inteso come surreale,quasi uuna scusa per presentare un mondo poco fotografato. Non ci si annoia ma non ci si capisce molto, soprattutto non ci si spiega nulla. Nel film rcita il sosia di Elio Germano. Tehran without permission: mobile Altra magia del digitale: la vita di Tehran (durante le elezioni del 2008) girate con un telefonino. Le immagini sono di buona qualità, ma soprattutto non sono censurate, e si parla con ragazze truccatissime, si visitano librerie e si parla di Eyes Wide Shout, si gira per strada, si prende la metro (nel vagone per sole donne, perché ad aver girato è una giovane donna che non potrà tornare in Iran, sempre che non cambi l'aria). A proposito, si sa qualcosa qualcosa di Panahi? Quante sorprese iraniane ho avuto in questi anni, ma questa è quasi dolorosa. Si chiude con le foto di quanto accaduto nelle scorse settimane, e si perde il senso del tempo e dello spazio a pensarci.Il primo anno che son0 venuto al fstivaal lo slogan era "Non c'é che un solo mondo del cinema": in 17 anni il cinema è diventato anche un'altra cosa (ma chissà cosa ne penserebbe un maestro come Rossellini, secondo me gongolerebbe) ma il mondo è ancora più strano, possiamo conoscere molto di più ma risolvere ancor meno problemi.
Re: Visto da qui
Pubblicato da Dellaplane
cioè Wittgenstein sull’assemblea di sabato al Lingotto
Il mio modesto contributo alla discussione
Anche io ero al Lingotto. Sottoscrivo gran parte delle parole di Luca, anche se concentrate sull’aspetto “partitico”: le questioni della legalità e dell’innovazione culturale, dei diritti e dei doveri, di una economia eco-compatibile e welfare-compatibile dovrebbero restare in primo piano, fare anche esse le differenze sulle candidature.
Sarà per simpatia, ma vorrei che la non ricerca di un messia da parte di Debora fosse più un desiderio (beato il paese che non ha bisogno di eroi) che non una intenzione programmatica o, peggio, l’uva per la volpe.
Chiamparino è il mio sindaco; non è grigio, e, semmai, è l’amministratore che è riuscito a gestire un cambiamento epocale in una grande città. Visto come sono stati bruciati Illy e Soru, teniamocelo da conto, esperienze e non cambiali in bianco in questo senso ci farebbero comodo. In questo senso fare nomi adesso potrebbe non servire a molto: dalla giornata di sabato ho avuto conferme e sorprese, prima fra tutte quella di Oleg, per cui la squadra credo ci sia.
Ricordo la conferenza di Lawrence Lessig a Milano un paio di mesi fa: aveva impostato tutto il suo discorso sui concetti di “read & twittering” (contrapposto al “read only”… in Italia rischiamo di considerarlo gia un lusso) e, soprattutto, fiducia. Con chi si può avere una conversazione in cui essere ascoltati, dare e avere fiducia? Io vorrei deciderlo democraticamente, a maggioranza.
27 giugno 2009, Lingotto, Torino
Pubblicato da Dellaplane
| Da Lingotto, 27 giugno 2009 |
A caldo le mie osservazioni sull’assemblea di oggi.
Sono contento di esserci stato; intelligenze, volontà e culture per un’altra idea di politica non solo sono possibili, ma ci sono e si fanno sentire. Con tutte le questioni che si vogliono, che si bebbono discutere, con tutta l’accortezza tattica di chi sa che la partita è importante, e deve sssere giocata con attenzione e senza rabbia e impazienza.
Per questo quasi tutto mi è piaciuto, con qualche aggiunta e un rimprovero.
Ci stava che Franceschini e Bersani rispondessero, e non si sono smentiti. Entrambi hanno chiesto, sostanzialmente, la firma ad una cambiale in bianco: mi sembra che si sia orientati per il no, magari si proporrà qualcosa di concreto altrimenti si farà da sè. Mi avanza un passaggio, però. Forse Franceschini e Bersani (e chi per loro, o chi su di loro) non colgono un punto, che magari oggi avremmo dovuto esplicitare maggiormente. Si è parlato di maggior partecipazione, di maggior vicinanza agli elettori e ai cittadini; mi ha colpito la risposta di Bersani: attenti a non modellarsi e basta sulla realtà che si vuole rappresentare, altrimenti si rischia di non poterla più indirizzare. In questo mi sembra non si colga cosa significhi, oggi, innovazione. Innovazione è partecipazione, e non fine a sè stessa, ma strumento di comprensione.Aderire alla realtà non significa accettarla acriticamente; ma la realtà contemporanea è troppo articolata e complessa perchè la si possa comprendere standone fuori. Tra i miei amici passo per il geek del gruppo, e sono perfino un po’ perplessi che sia io il fissato con Facebook; allora spiego gli usi che se ne possono fare, che esistono altri strumenti (in genere quando gli racconto di Anobii e Duespaghi cominciano a farci un pensierino). Ma poi non posso dirgli altro che di provare, di mettersi, anche solo minimamente in gioco. L’unico modo per capire realmente cosa è o può essere la partecipazione è partecipare. Mi sembra che dietro il punto di vista di Bersani ci sia questo. Oggi al Lingotto ci siamo venuti da tutta Italia con spirito di partecipazione; forse lo abbiamo dato tanto per scontato che non abbiamo neanche pensato di ribadirlo, e temo proprio che qualcuno non l’abbia colto, e forse non abbia gli strumenti culturali per capirlo. Proprio perchè non partecipa. In rete non si scrivono lettere, si pubblicano post e magari si lascia spazio ai commenti. Questa è elaborazione politica, questo ha fatto Obama. In altri termini, anche la Gelmini è su YouTube.
In questo è la logica del ricambio che chiediamo a così alta voce.
Sono stati elencati molti problemi e un po’ anche proposte soluzioni, alcuni interventi hanno davvero dimostrato che un’altra politica è possibile. Ho trovato, però, una grave lacuna. Solo una volta si è citata la lotta per la legalità tra le priorità del PD: l’appaluso è stato forte e convinto, ma non si può dimenticare che un bel pezzo d’Italia è ancora più lontano dall’Europa di quanto non sia il paese in crisi che abbiamo visto, che tra gli ostacoli che ci troveremo davanti ci sarà anche quello.
Oggi ho scoperto voci nuove, spero di sentirle ancora presto, farò il possibile perchè altri le ascoltino e si facciano sentire.
Met the guru 2
Pubblicato da Dellaplane
Segnalo anche io la presentazione simile a quella mostrata a Milano:
e rispondo a Falso Idillio, a Massimo e Infoservi:
- organizzazione piuttosto approssimativa, magari più attenta all’apparenza che alla sostanza (in quel senso milanese? allora conosco la creme della città, soprattutto nel ramo formatori e organizzatori di eventi)
- ancora complimenti all’interprete in tempo reale, anzi realissimo
- credo che il concetto da sottolineare, soprattutto rispetto alla situazione italiana, sia quello di fiducia/sfiducia: condivido l’analisi di Falso Idillio, ma non voglio essere del tutto pessimista, non fosse altro per la consapevolezza del problema e della ricerca di soluzioni
- l’altro punto importante mi sembra quello del Read Only a cui si contrappone il Read Tweeting: magari in Italia il riferimento non è tanto a Twitter come strumento specifico, ma che la rete e la discussione possa assumere una rilevanza per trovare idee e soluzioni da contrapporre al pensiero unico è da difendere e da portare fuori della rete, per farne un forte argomento politico.
Le foto di Locarno 2008
Pubblicato da Dellaplane
Dovrebbero vedersi anche così
14 agosto a Locarno
Pubblicato da Dellaplane
Giornata molto attesa, film che si annunciano tutti molto interessanti, ed altri,. scoperti a festival in corso che cercherò di recuperare in qualche modo, come quello di Gaglianone che, però durando tre ore, presenta comunque seri problemi. Niente Piazza per non perdermi “Sognavo le nuvole colorate”, pubblicizzato in modo piuttosto particolare nei giorni scorsi.In questo modo mi perdo la prima di Jacqueline Veuve, da cui mi attendo molto.
Four wives- 0ne man, Nahid Persson
Impressionante. Sarebbe facile ironizzare sulla situazione, un uomo con quattro mogli. Gelosie, solidarietà, lontananza dalla nostra mentalità, difficile da accettare, ruolo della donna letteralmente inconcepibile. la regista non ha potuto girare la scena finale, sostituita dalla figlia, perché le autorità non le hanno concesso il visto. Il finale è comunque inquietante come il resto del film, fa quasi rabbia tanta soggezione e rassegnazione
Story of Jen, Francois Rotger
Il Canada non mi piace più così tanto. Almeno la campagna, per le ragazze non sembra un bel posto per viverci. Il film è intenso, le attrici hanno bella presenza, anche se la vicenda si dipana in una caccia all’uomo di cui si poteva fare tranquillamente a meno e, tutto sommato, manca di qualcosa, non fa lo scatto risolutivo.
Mar Nero, Federico Bondi
Nella prima parte mi sono identificato fin troppo nella vicenda. in questo caso Ilaria Occhini solidarizza con la badante romena, nella mia realtà le cose non vanno così bene. Mi sarebbe piaciuto farlo vedere a mio padre, ci si sarebbe riconosciuto parecchio. Le attrici ci mettono del proprio, senza stereotipi, con un’intensità particolare, bello l’uso della lingua e trascinante la musica dei titoli. Ottimo debutto, da riprovare con soggetti meno autobiografici.
Sognavo le nuvole colorate, Mario Balsamo
Causa ritardi e condizioni meteo, me lo sono perso.
Un coin de paradis, Jacqueline Veuve
In alcuni tratti sembra che ci si lasci prendere la mano dall’alta definizione, ma le figure tratteggiate alla fine si definiscono nella miglior tradizione della regista vallese. Bello soprattutto il rapporto che si costruisce tra i vecchi e i giovani, di come questi in fondo si approprino di una memoria che le loro diverse marginalità gli hanno negato.
Ad un certo punto sembra che lo sviluppo della zona sia negata dalla sconfitta di Sion come sede olimpica, a favore di Torino; il progetto che porta i ragazzi a ricostruire il territorio e sé stessi è intitolato a Don Bosco: mi permetto un po’ di orgoglio torinese.
13 agosto a Locarno
Pubblicato da Dellaplane
Ha anche piovuto,in Piazza, ma poco poco e non ha guastato la festa a Nanni Moretti. Vuoi vedere che il lavoro di Direttore del TFF lo sta rendendo simpatico? Sul palco è stato gradevole, ha anche girato un corto appositamente per Locarno (non è che così trascura Torino, vero?). Non sarà lui il successore di Maire?
Ho avuto di nuovo problemi con la carta di credito: seganaltomi da Vodafone, risolto telefonicamente con Unicredit. Secondo me perché ho telefonato dalla Svizzera!
Latawce, Beata Dzianowicz
A proposito di cinema documentario.
Un regista polacco porta alcune videocamere agli studenti dellScuola d’Arte di Kabul, insegnando loro,molto sommariamente come usarla per raccontare la loro realtà. Un’altra regista riprende entrambi. immagini nelle immagini, racconti nel racconto. Bambini addormentati per terra, amputati che giocano a calcio e fanno volare aquiloni: era il più veloce nel far volare aquiloni, e per questo una mina gli ha portato via una gamba, per il dolore il padre è morto,ma lui continua a guardare in alto. Altri ragazzi, lo riprendono, anche una ragazza,che appare meno per la contrarietà del fratello. L’autrice ha raccontato che, durante le riprese in una fabbria di tappeti, gli allievi trascuravano il fatto che a lavorare 12 ore al giorno fossero bambini, per loro era normale, non da testimoniare.
Ci sono tutti i discorsi sul cinema documentario, anche se in forma ingenua ma pura, di chi non è condizionato dalla tv. C’è anche il discorso del fare provando, il film è da far vedere a chi pensa che basti una videocamera per ddiventare registi se non addirittura autori. Mi ha fatto pensare, per pietas ma anche per forza della semplicità a ABC Africa di Kiarostami, credo che il grande sarebbe il modello perfetto per quei ragazzi. Per altro gli autori dell’impresa e del film sono polacchi, e dalla Polonia così, vengono due dei film che più mi hanno toccato in questo festival: chissà cosa ne avrebbe detto il mio polacco preferito di tutti i tempi (KK, naturalmente).
Il responsabile della settimana della critica sostiene che il documentario più bello è quello di domani, sulle quattro mogli di un iraniano, ma visti questo e Nobody’s Perfect…
A zona, Sandro Aguilar
Raramente esco prima che un film finisca, ma qui c’è solo compiacimento del dolore, ho retto mezza ora, nessun racconto o dialogo (e passi) ma solo immgini compiaciute di sofferenza. Guardi “33 scene…”e impari.
Son of Rambow, Garth Jennings
Sorpresa!
in realtà c’era da aspettarselo, ne aveva parlato Dispenser (se non Condor). Un po’ sulla scia di Little Miss Sunshine, stavolta dalla Gran Bretagna (e con leggero spirito anti francese, nonostante la coproduzione con Artè). Due bambini, un Gianburrasca anche cattivello e un figlio di vedova di una setta modello “the witness” o quasi. Ne combineranno di tutti i colori, con gran affetto per il cinema e per la capacità di far sognare bambini di tutte le età. Viene in mente il primo cortometraggio di Tim Burton. Davvero gradevole e simpatico, applauso della Piazza a scena aperta, come nei casi migliori.
11 agosto a Locarno
Pubblicato da Dellaplane
Oggi temo di non aver azzeccato la scelta del programma pomeridiano: al video di Elisabetta Sgarbi sul Sacro Monte di Varallo ho preferito un film canadese,e mal me ne incolse.
Attenzione: in Svizzera le prese dicorrente sonodiverse da quelle italiane e non si trovano adattatori per le spine con la terra! Quindi, niente pc, solo umpc.
Jogo de cena, Eduardo Coutinho
Interviste ad attrici che recitano le interviste fatte a donne che si sono presentate a raccontare la loro storia. Bellissimi volti, storie toccanti e gioco al limite del perverso tra finzione e realtà. Chissà se il regista ha visto Emilie Muller: ha fatto un film che ne è l’esatto contrario.
Elle veut le chaos, Denis Cotè
La protagonista, per liberarsi, ci rimette un rene; gli spettatori i maroni.
Bianco e nero pretenzioso, personaggi sfigati da macchietta. Eppure a qualche critico è piaciuto, e non mi sembrano quelli modello “Un autre homme”.
Lezione 21, Alessandro Baricco
Materiale didattico da 5.000.000 di €

L’affabulatore Baricco si mette a fare il regista, compone un film surreale su un argomento che potrebbe pure essere scelto a caso. in quest sensomi sembra ci sia il meglio della filosofia della Scuola Holden, lo studio del linguaggio per coinvolgere, indipendentemente dallo scopo; Lezione 21 potrebbe essere il materiale didattico di un corso di marketing della Holden, e lo dico con ammirazione, mi piace questo tipo di provocazione. Visto che è già stato detto tutto, le storie originali sono esaurite o quasi, tanto che i racconti più emozionanti in sé sono dal vero, sono documentari, facciamo – bei – film in quanto tali. La chiave di lettura non deve condizionare lo spettatore, figuriamoci il regista; il sogno di qualunque docente, potendo realizzare una lezione multimediale a costi e tecnologie cinematografiche (5 milioni di €), ma non tutti i docenti, soprattutto poi al “debutto” avrebbero tanta padronanza del mezzo.
The eternity man, Julien Temple
Anche qui, grande padronanza del mezzo, ma obiettivi più fumosi e molto meno interessanti. Musiche continuamente enfatiche. Lasciamo perdere
12 agosto a Locarno
Pubblicato da Dellaplane
Le note di ieri, sul film di Baricco in particolare, sembrano per ora perse da OpenOffice/Linux: spero recuperarle o riscriverle al più presto.
Apology of an economic hit man, Stelious Kouloglu
Molto giornalistico, con inserti di finzione recitati più simbolici che altro, giusto per spezzare il monologo del protagonista all’incontro in un teatro di Bogotà con vittime del sistema politico-militare-finanziario americano. Magari lo prenderà la Gabbanelli, ma non emoziona più di tanto
Kisses, Lance Daly
Uno dei film più belli del concorso, semplice, protagonisti giovanissimi e bravi, gioco bianco-nero colore in funzione della libertà conquistata e persa (ma non definitivamente) : avrebbero potuto incontrare i protagonisti di “Once”. Breve, ed è anche questo un segno di intelligenza e sensibilità.
Kinogamma part one: East
Kinogamma part two:far east, Siegfried
L’aveva già fatto meglio la Ackermann con L’est, se non ricordo male grafia dell’autrice e titolo del viaggio. Qui aggiungono musichefragorose e qualche scena di nudo o di cadaveri, giusto per compiacere
La vie ailleurs, David Teboul
Bello, ritratti di periferia parigina, vite qualunque e poesia. L’intervistatore è presente con le domande, ma l’attenzione è tutta per i soggetti di ogni età e solitudine.
Non chiederci la parola, Elisabetta Sgarbi
10 agosto a Locarno
Pubblicato da Dellaplane
Oggi non mi risparmio sofferenze, se non in serata, quando , comunque vada, rinuncerò all’horror austriaco. Per il resto, esempi di ironia in situazioni tragiche o drammatiche, nellafinzione e nella realtà. Commedia francese e corto sloveo in Piazza.
33 scenes of life, Malgoska Szumowska
Si sopravvive a tutto, anche ai propri genitori

Film sul cambiamento portato dalla perdita dei genitori. Non dovrei quasi parlarne. E’ riuscito a comunicarmi il senso di incredulità, di “cosa è cambiato realmente?”, dov’è il senso della perdita che sto provando anche io. Ero ansioso di vedere un film polacco, annunciato come “ironico” e, magarisenza la profondità di KK,il senso di sdraammatizzazione, l’ironia di fondo c’è, e si sente. E’ il riso al funerale, il bisogno di tenerezza. Non ho potuto soffermarmi all’incontro dopo il film, per recuperare il documentario seguente, e ho fatto bene, ma raramente ho sentito un(a) regista di un film di finzione così vicina, anche per il momento di entrambi.Spero di vederla inaltri film, magari su soggetti meno coinvolgenti e autobiografici, perchè mi sembra che il talento, la sensibilità siano davvero notevoli.
La fortresse, Fernand Melgar
La patria è dove ciascuno sceglie di vivere
Realtà allo stato puro di un centro svizzero per i rifugiati. Da far vedere ai nostri leghisti alla Borghezio e lasciarli a straparlare (mentre non si dovrebbe far altro che tacere. Non hovisto se ha ricevuto finanziamenti da ministeri o altri enti:certo non hanno fatto polemiche.
Nobody’s perfect, Niko von Glasow

Parecchie volte stava per scappare l’applauso a scena aperta. sarebberoda rifare i soliti discorsi sulla caacità, di cercti documentari, di portare alla simpatia e all’empatia. Splendido, toccante, commovente e divertente.Meravigliosi protagonisti, autore in primis, anche dal vero. Non manca nulla. Peccato che in Italia non arriverà mai, nel nostro paese vanno di moda i mostri creati apposta dalla tv
La fille de Monaco, Anne Fontaine
La cosamigliore è stata lo show sul palco della Piaza di Fabrice Luchini. Il soggettonon era male, ma la realizzazione priva di originalità, senza insistere sul contesto e con personaggi, troppo stereotipati e interpretati do conseguenza, Luchini a parte. Delusione della giornata, suoperato forse dal corto, che,a dispetto della prima mondiale, mi sembra di aver già visto, anche più di una volta, almeno come concezione.