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“La vita e nient’altro” di un formatore ICT cinefilo e radiofilo, sotto lo sguardo di Balengo e Bamboulot

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Le foto di Locarno 2008

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Dovrebbero vedersi anche così

14 agosto a Locarno

Giornata molto attesa, film che si annunciano tutti molto interessanti, ed altri,. scoperti a festival in corso che cercherò di recuperare in qualche modo, come quello di Gaglianone che, però durando tre ore, presenta comunque seri problemi. Niente Piazza per non perdermi “Sognavo le nuvole colorate”, pubblicizzato in modo piuttosto particolare nei giorni scorsi.In questo modo mi perdo la prima di Jacqueline Veuve, da cui mi attendo molto.

Four wives- 0ne man, Nahid Persson
Impressionante. Sarebbe facile ironizzare sulla situazione, un uomo con quattro mogli. Gelosie, solidarietà, lontananza dalla nostra mentalità, difficile da accettare, ruolo della donna letteralmente inconcepibile. la regista non ha potuto girare la scena finale, sostituita dalla figlia, perché le autorità non le hanno concesso il visto. Il finale è comunque inquietante come il resto del film, fa quasi rabbia tanta soggezione e rassegnazione

Story of Jen, Francois Rotger
Il Canada non mi piace più così tanto. Almeno la campagna, per le ragazze non sembra un bel posto per viverci. Il film è intenso, le attrici hanno bella presenza, anche se la vicenda si dipana in una caccia all’uomo di cui si poteva fare tranquillamente a meno e, tutto sommato, manca di qualcosa, non fa lo scatto risolutivo.

Mar Nero, Federico Bondi
Nella prima parte mi sono identificato fin troppo nella vicenda. in questo caso Ilaria Occhini solidarizza con la badante romena, nella mia realtà le cose non vanno così bene. Mi sarebbe piaciuto farlo vedere a mio padre, ci si sarebbe riconosciuto parecchio. Le attrici ci mettono del proprio, senza stereotipi, con un’intensità particolare, bello l’uso della lingua e trascinante la musica dei titoli. Ottimo debutto, da riprovare con soggetti meno autobiografici.

Sognavo le nuvole colorate, Mario Balsamo
Causa ritardi e condizioni meteo, me lo sono perso.

Un coin de paradis, Jacqueline Veuve
In alcuni tratti sembra che ci si lasci prendere la mano dall’alta definizione, ma le figure tratteggiate alla fine si definiscono nella miglior tradizione della regista vallese. Bello soprattutto il rapporto che si costruisce tra i vecchi e i giovani, di come questi in fondo si approprino di una memoria che le loro diverse marginalità gli hanno negato.
Ad un certo punto sembra che lo sviluppo della zona sia negata dalla sconfitta di Sion come sede olimpica, a favore di Torino; il progetto che porta i ragazzi a ricostruire il territorio e sé stessi è intitolato a Don Bosco: mi permetto un po’ di orgoglio torinese.

13 agosto a Locarno

Ha anche piovuto,in Piazza, ma poco poco e non ha guastato la festa a Nanni Moretti. Vuoi vedere che il lavoro di Direttore del TFF lo sta rendendo simpatico? Sul palco è stato gradevole, ha anche girato un corto appositamente per Locarno (non è che così trascura Torino, vero?). Non sarà lui il successore di Maire?
Ho avuto di nuovo problemi con la carta di credito: seganaltomi da Vodafone, risolto telefonicamente con Unicredit. Secondo me perché ho telefonato dalla Svizzera!

Latawce, Beata Dzianowicz
A proposito di cinema documentario.
Un regista polacco porta alcune videocamere agli studenti dellScuola d’Arte di Kabul, insegnando loro,molto sommariamente come usarla per raccontare la loro realtà. Un’altra regista riprende entrambi. immagini nelle immagini, racconti nel racconto. Bambini addormentati per terra, amputati che giocano a calcio e fanno volare aquiloni: era il più veloce nel far volare aquiloni, e per questo una mina gli ha portato via una gamba, per il dolore il padre è morto,ma lui continua a guardare in alto. Altri ragazzi, lo riprendono, anche una ragazza,che appare meno per la contrarietà del fratello. L’autrice ha raccontato che, durante le riprese in una fabbria di tappeti, gli allievi trascuravano il fatto che a lavorare 12 ore al giorno fossero bambini, per loro era normale, non da testimoniare.
Ci sono tutti i discorsi sul cinema documentario, anche se in forma ingenua ma pura, di chi non è condizionato dalla tv. C’è anche il discorso del fare provando, il film è da far vedere a chi pensa che basti una videocamera per ddiventare registi se non addirittura autori. Mi ha fatto pensare, per pietas ma anche per forza della semplicità a ABC Africa di Kiarostami, credo che il grande sarebbe il modello perfetto per quei ragazzi. Per altro gli autori dell’impresa e del film sono polacchi, e dalla Polonia così, vengono due dei film che più mi hanno toccato in questo festival: chissà cosa ne avrebbe detto il mio polacco preferito di tutti i tempi (KK, naturalmente).
Il responsabile della settimana della critica sostiene che il documentario più bello è quello di domani, sulle quattro mogli di un iraniano, ma visti questo e Nobody’s Perfect…

A zona, Sandro Aguilar
Raramente esco prima che un film finisca, ma qui c’è solo compiacimento del dolore, ho retto mezza ora, nessun racconto o dialogo (e passi) ma solo immgini compiaciute di sofferenza. Guardi “33 scene…”e impari.

Son of Rambow, Garth Jennings
Sorpresa!
in realtà c’era da aspettarselo, ne aveva parlato Dispenser (se non Condor). Un po’ sulla scia di Little Miss Sunshine, stavolta dalla Gran Bretagna (e con leggero spirito anti francese, nonostante la coproduzione con Artè). Due bambini, un Gianburrasca anche cattivello e un figlio di vedova di una setta modello “the witness” o quasi. Ne combineranno di tutti i colori, con gran affetto per il cinema e per la capacità di far sognare bambini di tutte le età. Viene in mente il primo cortometraggio di Tim Burton. Davvero gradevole e simpatico, applauso della Piazza a scena aperta, come nei casi migliori.

11 agosto a Locarno

Oggi temo di non aver azzeccato la scelta del programma pomeridiano: al video di Elisabetta Sgarbi sul Sacro Monte di Varallo ho preferito un film canadese,e mal me ne incolse.
Attenzione: in Svizzera le prese dicorrente sonodiverse da quelle italiane e non si trovano adattatori per le spine con la terra! Quindi, niente pc, solo umpc.

Jogo de cena, Eduardo Coutinho
Interviste ad attrici che recitano le interviste fatte a donne che si sono presentate a raccontare la loro storia. Bellissimi volti, storie toccanti e gioco al limite del perverso tra finzione e realtà. Chissà se il regista ha visto Emilie Muller: ha fatto un film che ne è l’esatto contrario.

Elle veut le chaos, Denis Cotè
La protagonista, per liberarsi, ci rimette un rene; gli spettatori i maroni.
Bianco e nero pretenzioso, personaggi sfigati da macchietta. Eppure a qualche critico è piaciuto, e non mi sembrano quelli modello “Un autre homme”.

Lezione 21, Alessandro Baricco
Materiale didattico da 5.000.000 di €
Alessandro Baricco
L’affabulatore Baricco si mette a fare il regista, compone un film surreale su un argomento che potrebbe pure essere scelto a caso. in quest sensomi sembra ci sia il meglio della filosofia della Scuola Holden, lo studio del linguaggio per coinvolgere, indipendentemente dallo scopo; Lezione 21 potrebbe essere il materiale didattico di un corso di marketing della Holden, e lo dico con ammirazione, mi piace questo tipo di provocazione. Visto che è già stato detto tutto, le storie originali sono esaurite o quasi, tanto che i racconti più emozionanti in sé sono dal vero, sono documentari, facciamo – bei – film in quanto tali. La chiave di lettura non deve condizionare lo spettatore, figuriamoci il regista; il sogno di qualunque docente, potendo realizzare una lezione multimediale a costi e tecnologie cinematografiche (5 milioni di €), ma non tutti i docenti, soprattutto poi al “debutto” avrebbero tanta padronanza del mezzo.

The eternity man, Julien Temple
Anche qui, grande padronanza del mezzo, ma obiettivi più fumosi e molto meno interessanti. Musiche continuamente enfatiche. Lasciamo perdere

12 agosto a Locarno

Le note di ieri, sul film di Baricco in particolare, sembrano per ora perse da OpenOffice/Linux: spero recuperarle o riscriverle al più presto.

Apology of an economic hit man, Stelious Kouloglu
Molto giornalistico, con inserti di finzione recitati più simbolici che altro, giusto per spezzare il monologo del protagonista all’incontro in un teatro di Bogotà con vittime del sistema politico-militare-finanziario americano. Magari lo prenderà la Gabbanelli, ma non emoziona più di tanto

Kisses, Lance Daly
Uno dei film più belli del concorso, semplice, protagonisti giovanissimi e bravi, gioco bianco-nero colore in funzione della libertà conquistata e persa (ma non definitivamente) : avrebbero potuto incontrare i protagonisti di “Once”. Breve, ed è anche questo un segno di intelligenza e sensibilità.

Kinogamma part one: East
Kinogamma part two:far east, Siegfried
L’aveva già fatto meglio la Ackermann con L’est, se non ricordo male grafia dell’autrice e titolo del viaggio. Qui aggiungono musichefragorose e qualche scena di nudo o di cadaveri, giusto per compiacere
La vie ailleurs, David Teboul
Bello, ritratti di periferia parigina, vite qualunque e poesia. L’intervistatore è presente con le domande, ma l’attenzione è tutta per i soggetti di ogni età e solitudine.
Non chiederci la parola, Elisabetta Sgarbi

10 agosto a Locarno

Oggi non mi risparmio sofferenze, se non in serata, quando , comunque vada, rinuncerò all’horror austriaco. Per il resto, esempi di ironia in situazioni tragiche o drammatiche, nellafinzione e nella realtà. Commedia francese e corto sloveo in Piazza.

33 scenes of life, Malgoska Szumowska
Si sopravvive a tutto, anche ai propri genitori
Il poster del film polacco
Film sul cambiamento portato dalla perdita dei genitori. Non dovrei quasi parlarne. E’ riuscito a comunicarmi il senso di incredulità, di “cosa è cambiato realmente?”, dov’è il senso della perdita che sto provando anche io. Ero ansioso di vedere un film polacco, annunciato come “ironico” e, magarisenza la profondità di KK,il senso di sdraammatizzazione, l’ironia di fondo c’è, e si sente. E’ il riso al funerale, il bisogno di tenerezza. Non ho potuto soffermarmi all’incontro dopo il film, per recuperare il documentario seguente, e ho fatto bene, ma raramente ho sentito un(a) regista di un film di finzione così vicina, anche per il momento di entrambi.Spero di vederla inaltri film, magari su soggetti meno coinvolgenti e autobiografici, perchè mi sembra che il talento, la sensibilità siano davvero notevoli.

La fortresse, Fernand Melgar
La patria è dove ciascuno sceglie di vivere
Realtà allo stato puro di un centro svizzero per i rifugiati. Da far vedere ai nostri leghisti alla Borghezio e lasciarli a straparlare (mentre non si dovrebbe far altro che tacere. Non hovisto se ha ricevuto finanziamenti da ministeri o altri enti:certo non hanno fatto polemiche.

Nobody’s perfect, Niko von Glasow
Il poster di Nobody\
Parecchie volte stava per scappare l’applauso a scena aperta. sarebberoda rifare i soliti discorsi sulla caacità, di cercti documentari, di portare alla simpatia e all’empatia. Splendido, toccante, commovente e divertente.Meravigliosi protagonisti, autore in primis, anche dal vero. Non manca nulla. Peccato che in Italia non arriverà mai, nel nostro paese vanno di moda i mostri creati apposta dalla tv

La fille de Monaco, Anne Fontaine
La cosamigliore è stata lo show sul palco della Piaza di Fabrice Luchini. Il soggettonon era male, ma la realizzazione priva di originalità, senza insistere sul contesto e con personaggi, troppo stereotipati e interpretati do conseguenza, Luchini a parte. Delusione della giornata, suoperato forse dal corto, che,a dispetto della prima mondiale, mi sembra di aver già visto, anche più di una volta, almeno come concezione.

09 agosto a Locarno

Sabato di festival, tanti italiani e, pare, polemiche ministeriali per il film sulla nascita elle BR di Reggio Emilia; naturalmente il film ancora non è stato visto, la svizzera fa la figura del paese civile e liberale più vicino all’Italia, che di guardarsi in faccia sembra non avere ancora voglia o coraggio, almeno a livello politico. Contnuiamo così, facciamoci del male.

Future cinema - Panel of digital distribution
Il cinema sempre più digitale anche nelle sale, problemi economici legati alla coesistenza del digitale e dell’analogico. Se non altro sembrano non esserci problemi di standard. Italia, come al solito, fanalino di coda.

Un autre homme, Lionel Baier
Criticone
Perchè in bianco e nero? Forse per rendere più glamour le scene erotiche? Confronto tra città e campagna dalle parti di Losanna, nella storia di un ragazzone che finisce per fare il critico cinematografico copione esi lascia usare da una crudelia de mon figlia di editore. L’umorismo è volontario? L’ironia delle situazioni non è molto chiara, come la maggior partedelle interpretazioni, definite molto rozzamente. L’idea poteva essere buona, malo sviluppo è velleitario.

Il sol dell’avvenire, Gianfranco Pannone
Da vedere, e discutere
Il dibattito con autori e protagonisti alla Magnolia
Perchè sono andato a vedere questo film
Ho 46 anni, sono nato e semprevissuto a Torino, gli articoli di Bobbio, Firpo, Galante Garrone e Carlo Casalegno mi hanno formato cittadino, credo, consapevole. Al liceo avevo compagni duraniani,di CL, autonomi e della FGCI: a questi ultimi mi sentivo più vicino, i mieiodelli erano Antonicelli, Spinelli, oltre a quelli citati ed altri. Ricordo i giorni degli omicidi di Caccia, di Casalegno, di Rossa, oltrte a quellodi Moro. Oggi sono allergico alle teorizzazioni fini a se stesse, alle astrazioni di cui non colgo ilnesso con la realtà. Ho studiato socicologia, sono diventato formatore sulle tecnologie, che mi hanno sempre affascinato e coinvolto.Dai tempi del iceo, di quei ricordi,mi sono sempre chiesto perchè qualcuno avesse potuto fare scelte tanto avventate, inspiegabili.Ho continuato a guardare avanti, mi sono nate moltealtredomande a cui non riesco a dare risposta, anche se ci provo;la rete, il cinema oltre alleletture e alle discussioni mi danno argomenti, stimoli, qualche spiegazione, qualche idea.
Che si documenti un certo momento, prima di dimenticaarlo del tutto, mi sembra un dovere civile, un atto storiografico.
Alla maturità portai storia contemporanea, sapevo mi sarebbe servita anche all’università, ed infatti fu anche il mio secondo esame, dopo metodologia della ricerca sociale. Mi preparai, oltre che sul manuale, anche su un’antologia storiografica, un librone spesso un palmo di documenti. Oggi alla maturità siporta una tesina, se non ho capito male; qualcuno potrebbe volerla fare sulla nascita del terrorismo: oggi avrebbe un materiale utile per svolgerla.
E’ il mestiere dei politici credibili, dei giornalisti autorevoli, degli storici documentati tirare le somme di quanto accaduto.Il mestiere di storiografi, giornalisti e documentarist, scrittori con la penna o con microfono e videocamera, è di raccogliere e meetere a disposizione materiale, da commentare, discutere. Lo stanno facendo in un festival cinematograficoin Svizzera, a 30 km dall’Italia. Poco più lontano qualcuno ancora piange i propri cari, qualcuno ricorda un clima brutto e incomprensibile, qualcuno sta pagando e qualcuno ha finito dipagare i propri crimini. Il termine Servitore dello Stato è fuori moda, lo Stato sembra piuttosto servire “a”, “per” oppure ce se ne dimentica e basta.
Perchè il film mi è piaciuto
Perchè è fatto bene,andando a cercare le radici e facendoprlaare i protagonisti. Riguarda l’inizio di unfenomeno, non puòandare molto oltre, alle conseguenze che molti ancora ricordano, e andrebbero ricordate e studiate ancora di più, anche se la società è molto cambiata, ci sononuove opportunità che spesso si tralasciano a favore di polemiche strumentali. La solidarietà è per le vittime, le domande sonoper i carnefici: un fil del genere è una buona, parziale risposta.Parziale perchè vorrei saperecosa è successo a Torino, ad esempio. Risposte del genere valgono bene finanziamenti ministeriali, IMHO.
A kinder 2008 ho conosciuto una coppia di Reggio Emilia, mi hanno raccontato della loro città, e non mi sono sorpeso di alcune cose del documentario; spero che abbiano la possibilità di confrontarsi con questa rappresentazione della loro realtà.

Nordwand, Philipp Stolz
Preferisco il lago.
Magari le mie colline pieontesi, anche perchè si mangia e beve bene, in relativa semplicità.
Al di sopra dei mille metri giusto per Kinder, a Gressoney, e con escursioni oltre i 2000 in seggiovia o funivia con ascese sui 50 metri di dislivello massimo. Se l’anno prossimo Luca, Matteo e Sandro pensano a passeggiate più impegnative, gli faccio vedere questo film alposto di”Ricomincio da capo”. Firmato quello convintoche lo sport faccia male(e l’alpinismo, è tra i peggiori) e gi vengono lle vertigini a gurdare giu dal marciapiede.

Choke, Clark Gregg
Tutto qui?
Un po’ deludente. Non conoscendo molto Palhaniuk mi aspettavo taanta cattiveria, ed invece è quasi sentimentale, almeno quanto può esserlo un film ambientato in un centro di recupero permaniaci sessuali ed in ospizio per ospiti altrettanto maniache. Ma la ferocia dov’è? Nel mestiere del protagonista, figurante in un museo vivente sui padri fondatori? Sam Rockwell fa il pazzariello, come sempre. Anjelica Houston non è venuta a Locarno, ed è un peccato, ma anche lei, in questo film, non fa gran chè. La regia è da telefilm, e neanche dei più spumeggianti

7 agosto a Locarno

Tra le novità: Radio RAI si sente accettabilmente sia a Locarno che ad Ascona; e’ un bene fino ad un certo punto, cosi’ mi sento ancora troppo vicino a casa.
Segnalazione culinaria: la “trattoria del lago” insiste nel fare un eccellente pesce in carpione; la presentazione e’ spettacolare, ma il contenuto e’ anche meglio, la carpionatura leggera e fresca.
Al Palavideo e’ disponibile uncollegamento wi-fi gratuito funzionante. Peccato non abbia pianificato molte visioni in loco!

Bird’s nest - Herzog & De Muron in China di Schaub e Schindhelm
La Cina e’ vicina alla Svizzera
Sembra che per lavorare con i cinesi occorra molta pazienza, tolleranza e capacita’ di non farsi sorprendere. Se poi si hanno idee e soluzoni attente alla cultura locale si riescono a fare cose come lo Stadio Olimpico di Pechino. Magari un distretto innovativo architetturalmente viene progettato e non realizzato, mentre un nuovo centro di Prada ha miglior fortuna.
Non e’ tanto un film sulla creazione, quanto sul rapporto tra un approccio (l’arhitettura occidentale di avanguardia) con un mondo che si sta muovendo con ritmi e modalita’ sconosciute.
Potrebbe essere utile per parlare del rapporto con il committente, e’ utile scoprire comme due star dell’architettura approcciano il concorso dl punto di vista culturale non loro, ma del committente e come qusto (non) risponde nei canoni usuali. Mi ha colpito il ruolo che viene dato anche a voci insolite: l’artista alternativo che interpreta positivamente il proprio ruolo di consulente culturale e la imprenditrice che vuol fare dell’architettura d’avanguardia un business.
Quando torno voglio verificare cosa ha fatto Torino per documentare il suo cambiamento olimpico e le altre trasformazioni che la riguardano

Quattro giorni con Vivian, di Silvio Soldini
Come vicini di casa
Di Rienzo e Silvio Soldini
Incontro tra due timidi che hanno uno sguardo, ironico e sensibile, sul mondo, come ci fosse un nuovo vicino dicasa con cui fare amicizia,, e poco importa che questo abbia microfono e videocamera. Infatti proprio i vicini di casa entrano med escono dall’immagine di se che ne da’ Vivian, a cui piace cambiar casa, evidentemente per avere nuove finestre da cui affacciarsi.Se fosse un film pubblicitario avrebbe colto nel segno, diffcile non voler leggere quelle poesie leggere; invece e’ un film serio e, se gia’ non si e’ affezionati a Soldini, ci si affeziona anche a questa tenera milanese, che chiunque vorrebbe avere come vicina di casa. Anche per esserle utile. Un ricordo per Ignazio, nero micione di cui rimane l’immagine. La vera pieta’ per le tombe, senza fiori o assalite dall’edera, ironia di solidarieta’ perfino divertita. Soldini ha esordito dicendo di noon aver voluto fare un ritratto del poeta che legge, e c’e’ riuscito con un tocco da vero documentarista, presente e (quasi) invisibile, tirato in ballo da un soggetto che combatte la solitudine con l’ironia e la calma, le piante e gli animali in citta’. Perfino la Milano di Saturn e Rinascente e’ bella.
Da augurarsi una distribuzione e una visibilita’ adeguata.

Il documentario di Nelo Risi con Andrea Zanzotto e’ molto piu’ convenzionale, ha l’aria un po’ da testamento culturale, che si rispetta e si mette in libreria,che tocca e spiega ma non coinvolge. Un casoche sia produttivamente molto piu’ impegnativo?

Cimap! Cento italiani matti a Pechino, di Giovanni Piperno
Un viaggio da matti
Tanta autoironia tanto affettuosa, immagino che nulla come un lungo viaggio cementi il rapporto tra persone, e che la maggior parte di queste viva in un proprio mondo un po’ separato dalla “normlita’” importi molto molto poco. Un legame del genere tra documentarista e documentati non lo vedevo dai tempi di “Le pays des sourdes” e a Piperno non potrei fare complimento migliore. C’e’ di diverso l’umorismo della malattia mentale e il partecipre al viaggio (a proposito, ma come sono tornati?). Il vertice e’ toccato dai cinesi che fotografanoo gli occidentali: chissa’ se si rendevano conto con chi avevano a che fare, “sani” e “malati”.
Anche in questo caso, da augurarsi distribuzione e passaggio televisivo adeguato, in orario non da matti.

Plus tard tu comprenderas, di Amos Gitai
Memorie di olocausto in un interno
Gitai e’ indubbiamente una bella prsona, magari come regista, ogni tanto si fa un po’ prendere la mano e perde il filo, soprattutto quando non ha una sceneggiatura solida. Questa volta ce l’ha, ha anche bravi attori (Jeanne Moreau toccante, cosi’ lontana dall’icona che ne abbiamo, eppure capace di nascondere un segreto con una naturalezza incredibile). Bello che un israeliano impegnato come Gitai si sia calato in una storia cosi’ francese.
Ben raccontato il rapporto tra generazioni, i pudori, i girare attorno, i racconti ad altri, le domnde senza risposte.
Non so se l’organizzazioe del festival lo abbia fatto apposta, ma ha ricordato l’egiziano Chahine proprio stasera, e Gitai lo ha ricordato come amico cineasta, da belle persone, appunto. Mi ha fatto tornare il mente lo slogan della prim edizione del Festival di Locarno cui ho assistito, quella del ‘92: “Non c’e’ che un solo mondo del cinema”

6 agosto 2008 a Locarno

La carta ha battuto il video: l’esplorazione del catalogo, all’imbarcadero, ha subito modificato la pianificazione digitale del mio festival, e, visto che l’eepc con cui scrivo si dimostra non proprio all’altezza della situazione, evidenziatore e programma cartaceo gia’ sgualcito segneranno il mio tempo. Peccato, perche’ la rappresentazione “a barre” e’ comoda, ma l’aggiornamento off-line no.
Un po’ di cambiamenti scoperti gia’ al primo giorno.

RTSI e Festival Shop sono accolti sottouna piattaforma che circonda la magnolia davanti all’UBS, l’aspetto e’ molto piu’ robusto del tendone del passato.
L’UBS fornisce una matitina con gommino insieme alla scheda per votare il premio del pubblico in Piazza Grande: si prevede incertezza sui giudizi dei film?
Una nuova libreria in Piazza, sembra bella.
La Rotonda e’ meglio organizzata degli anni scorsi, ha nuovi servizi igienici ed e’ possibile mangiare gia’ alle 19.
Mi sono perso il primo film in Piazza, ha cominciato a piovere appena mi sono seduto, non forte ma un supersceneggiato inglese (seppur con Emma Tompson) non vale la pena di prender acqua all’inizio del Festival.
Individuato bar con wi-fi gratuito: cercherà di provarlo.
A dispetto della falsa partenza di oggi, domani ci sono cose interessanti: documentari di Silvio Soldini e Giovanni Piperno ed il nuovo Amos Gitai, in Piazza.
A costo di finire col fare lo svizzerofilo, mi sono segnato un documentario sugli architetti elvetici che hanno progettato lo Stadio Olimpico di Pechino, interessante per la rappresentazione della creativita’ e del rapporto tra culture, da confrontare con il lavoro di Pollack ed altro del genere: e’ diventato un filone?
Da un’occhiata alla tv accesa nel pomeriggio in albergo: una tele novela ambientata a Locarno, girata negli anni 70-80!