Archivio per la categoria 'Duck Soap'
Il giuramento dell’impiegato
Pubblicato da Dellaplane
Il giuramento dell’irriducibile
Giuro
i compiti trascuro
contemplo fisso il muro
a volte non carburo
ciononostante giuro
Giuro
il naso un po’ mi sturo
3 verticale: URO
’sto ritmo è troppo duro
io quasi quasi giuro
Giuro
il cielo fuori è scuro
più fosco il mio futuro
a stento lo figuro
cionondimeno giuro
Giuro
gli sforzi io misuro
dacché non li fatturo
chiamatemi immaturo
datemi il testo e giuro.
Giuro
faccio un pensiero impuro
da solo mi censuro
poi prendo del bromuro
ma il giorno è ancora duro
Giuro
se sudo mi spauro
se sgobbo mi snaturo
mi ispiro ad Epicuro
se devo farlo giuro
Giuro
lo so Brunetta è un duro
ma il posto mio è sicuro
il guscio di un paguro
per non lasciarlo, giuro,
Giuro
se un piede mi fratturo
se un dente io mi otturo
la mutua c’ho e mi curo
per questo in fondo, giuro.
Giuro,
il figlio vuol l’Enduro
il piccolo un tamburo
lei un cigno in oro puro
che devo fare? Giuro!
Giuro,
l’Australia ha il suo canguro
la pecora il tratturo
Salerno Palinuro
Renato ha me, se giuro.
E giuro.
Noi Lucrezia Borgia e il Rinascimento, loro l’orologio a cucù
Pubblicato da Dellaplane
A caterpillar, tra il serio ed il faceto, l’unico Savoia degno di attenzione, capogruppo verde al parlamento ticinese (o qualcosa del genere) a proposito dello scontro tra Italia e Svizzera a proposito della politica fiscale italiana, ha detto che “arma di fine di mondo”sarà la pubblicazione dell’elenco dei politici italiani che hanno conti in terra elevetica. Oltre il Gottardo proprio non ci capiscono: gli italiani ammirerebbero ancora di più la furbizia della nostra classe politica, che ne uscirebbe rafforzata per aver trovato un nemico in più. Anzi, spero che tra i titolari di conti all’estero ci siano anche esponenti della minoranza, che altrimenti passerebbero ancor più per inetti e incapaci di stare al mondo. Che ingenuità pensare che un’intera classe politica, indipendentemente dallo schieramento, possa essere spazzata via da un peccato veniale del genere, anzi, da una capacità di difendere i propri interessi che chiunque non potrebbe non ammirare e condividere.
E poi non perdetevi, stasera, a l’infedele di Gad Lerner, Giuliano Brignasca, fondatore della Lega dei Ticinesi: vorrei una webcam su Calderoli, per vederlo sbiancare dall’invidia e dall’ammirazione.
P.S.
Spero di poter prenotare ugualmente le mie vacanze estive a Locarno, non potrei reggere senza il mio festival preferito
Escalation
Pubblicato da Dellaplane
Bersani in giacca e cravatta, Franceschini in camicia e cravatta, Marino in maniche di camicia; ad Adinolfi sarebbe toccata la canottiera?
La molletta serve per le gacche di Franceschini e Marino? Siamo sicuri che sul palco Bersani avesse i pantaloni?
Un partito nuovo, con una vocazione tintoristica della società?
Il digitale terrestre come soluzione ai problemi del paese
Pubblicato da Dellaplane
Venerdì, in pieno orario di lavoro (e anche stasera, sabato, in pieno orario di tentativo di concentrarmi per combinare qualcosa delle mille che dovrei fare) mi ha telefonato mia zia. Il fratello le ha comprato una tv lcd, per adeguarsi al passaggio al digitale terrestre; avendola fatta franca per quanto riguarda l’incombenza dell’acquisto (dell’”armiamoci e partite” familiare sono piuttosto saturo) non ho potuto esimermi dall’installazione. E dall’assistenza, oggetto delle telefonate:
“C’è scritto 24 e parlano in francese!” - “Ci avranno invaso… prova a schiacciare il tasto con 1, meglio il 3, comunque non il 4…”
Poi ci ho ripensato, magari ci avessero invaso i francesi. E mi è venuto in mente “Goodbye, Lenin”: e se provassimo con “Bonjour, Sarkozy”?. Cominciamo tutti a sintonizzare i decoder su France 24, e facciamo come il giovane che faceva credere alla madre che il regime comunista non solo era sopravvissuto al 1989 ma aveva preso il sopravvento. Se qualcuno crede a Capezzone, possibile che non credano che i francesi si siano accorti che la breccia di Porta Pia era dovuta a uno smottamento del terreno e non a una cannonata? In fondo non dovrebbe essere così difficile, no? Certo meno che un ricambio generazionale non dovuto a cause geriatriche nei prossimi 30 anni.
Capisco che rifondare il paese sulla tv digitale possa apparire folle, considerando soprattutto il ruolo avuto da Gasparri nella nascita della piattaforma, ma se gli USA sono nati per sacchi di the buttati da una nave…
Purtroppo il digitale terrestre non offre molte alternative, se non “goodmorning, Gordon” che mi sembra ancor più improbabile, “Buenos Dias, José Luis” andrebbe bene, anche se non come in passato, ma sarebbe sempre meglio del presente berlusconiano e del futuro assicurato da facce nuove come quelle di Fini-Casini-Rutelli-Montezemolo (e D’Alema). Certo “Hi, Barack” sarebbe l’ideale, si potrebbe dire che si sono accorti di aver lasciato delle cose da fare l’ultima volta che sono passati da queste parti.
Re: Visto da qui
Pubblicato da Dellaplane
cioè Wittgenstein sull’assemblea di sabato al Lingotto
Il mio modesto contributo alla discussione
Anche io ero al Lingotto. Sottoscrivo gran parte delle parole di Luca, anche se concentrate sull’aspetto “partitico”: le questioni della legalità e dell’innovazione culturale, dei diritti e dei doveri, di una economia eco-compatibile e welfare-compatibile dovrebbero restare in primo piano, fare anche esse le differenze sulle candidature.
Sarà per simpatia, ma vorrei che la non ricerca di un messia da parte di Debora fosse più un desiderio (beato il paese che non ha bisogno di eroi) che non una intenzione programmatica o, peggio, l’uva per la volpe.
Chiamparino è il mio sindaco; non è grigio, e, semmai, è l’amministratore che è riuscito a gestire un cambiamento epocale in una grande città. Visto come sono stati bruciati Illy e Soru, teniamocelo da conto, esperienze e non cambiali in bianco in questo senso ci farebbero comodo. In questo senso fare nomi adesso potrebbe non servire a molto: dalla giornata di sabato ho avuto conferme e sorprese, prima fra tutte quella di Oleg, per cui la squadra credo ci sia.
Ricordo la conferenza di Lawrence Lessig a Milano un paio di mesi fa: aveva impostato tutto il suo discorso sui concetti di “read & twittering” (contrapposto al “read only”… in Italia rischiamo di considerarlo gia un lusso) e, soprattutto, fiducia. Con chi si può avere una conversazione in cui essere ascoltati, dare e avere fiducia? Io vorrei deciderlo democraticamente, a maggioranza.
27 giugno 2009, Lingotto, Torino
Pubblicato da Dellaplane
| Da Lingotto, 27 giugno 2009 |
A caldo le mie osservazioni sull’assemblea di oggi.
Sono contento di esserci stato; intelligenze, volontà e culture per un’altra idea di politica non solo sono possibili, ma ci sono e si fanno sentire. Con tutte le questioni che si vogliono, che si bebbono discutere, con tutta l’accortezza tattica di chi sa che la partita è importante, e deve sssere giocata con attenzione e senza rabbia e impazienza.
Per questo quasi tutto mi è piaciuto, con qualche aggiunta e un rimprovero.
Ci stava che Franceschini e Bersani rispondessero, e non si sono smentiti. Entrambi hanno chiesto, sostanzialmente, la firma ad una cambiale in bianco: mi sembra che si sia orientati per il no, magari si proporrà qualcosa di concreto altrimenti si farà da sè. Mi avanza un passaggio, però. Forse Franceschini e Bersani (e chi per loro, o chi su di loro) non colgono un punto, che magari oggi avremmo dovuto esplicitare maggiormente. Si è parlato di maggior partecipazione, di maggior vicinanza agli elettori e ai cittadini; mi ha colpito la risposta di Bersani: attenti a non modellarsi e basta sulla realtà che si vuole rappresentare, altrimenti si rischia di non poterla più indirizzare. In questo mi sembra non si colga cosa significhi, oggi, innovazione. Innovazione è partecipazione, e non fine a sè stessa, ma strumento di comprensione.Aderire alla realtà non significa accettarla acriticamente; ma la realtà contemporanea è troppo articolata e complessa perchè la si possa comprendere standone fuori. Tra i miei amici passo per il geek del gruppo, e sono perfino un po’ perplessi che sia io il fissato con Facebook; allora spiego gli usi che se ne possono fare, che esistono altri strumenti (in genere quando gli racconto di Anobii e Duespaghi cominciano a farci un pensierino). Ma poi non posso dirgli altro che di provare, di mettersi, anche solo minimamente in gioco. L’unico modo per capire realmente cosa è o può essere la partecipazione è partecipare. Mi sembra che dietro il punto di vista di Bersani ci sia questo. Oggi al Lingotto ci siamo venuti da tutta Italia con spirito di partecipazione; forse lo abbiamo dato tanto per scontato che non abbiamo neanche pensato di ribadirlo, e temo proprio che qualcuno non l’abbia colto, e forse non abbia gli strumenti culturali per capirlo. Proprio perchè non partecipa. In rete non si scrivono lettere, si pubblicano post e magari si lascia spazio ai commenti. Questa è elaborazione politica, questo ha fatto Obama. In altri termini, anche la Gelmini è su YouTube.
In questo è la logica del ricambio che chiediamo a così alta voce.
Sono stati elencati molti problemi e un po’ anche proposte soluzioni, alcuni interventi hanno davvero dimostrato che un’altra politica è possibile. Ho trovato, però, una grave lacuna. Solo una volta si è citata la lotta per la legalità tra le priorità del PD: l’appaluso è stato forte e convinto, ma non si può dimenticare che un bel pezzo d’Italia è ancora più lontano dall’Europa di quanto non sia il paese in crisi che abbiamo visto, che tra gli ostacoli che ci troveremo davanti ci sarà anche quello.
Oggi ho scoperto voci nuove, spero di sentirle ancora presto, farò il possibile perchè altri le ascoltino e si facciano sentire.
E’ il momento: Quale congresso, quale partito.
Pubblicato da Dellaplane
Il mio contributo per l’incontro del 27 giugno al Lingotto
Per proporre modifiche e integrazioni statutarie e, soprattutto, regolamentari, dovrebbe essere ben chiaro lo stato dell’arte: cosa che non è. Certo la vita di un grande partito democratico (e non di un partito che si chiama Partito Democratico) non è cosa che possa essere improvvisata o lasciata all’iniziativa del momento, andrebbe piuttosto studiata e discussa da chi anima il partito; questo mi sembra il punto da cui partire. Da quel che si coglie in giro, il dibattito è a livello alto, si parla di schieramenti identificandoli con i personaggi più noti. E sembrano davvero dei personaggi, nel senso che interpretano un ruolo assumendo i toni che ormai ci siamo abituati a veder ricoprire, manco fosse un serial televisivo. Peccato che non sia The West Wing, ma piuttosto la versione politichese di una telenovela, con recitazione convenzionale, tempi lenti e situazioni stereotipate, e, in fin dei conti, drammi epocali che si risolvono nel nulla. Sappiamo bene che gli insuccessi elettorali e l’incapacità di essere voce ascoltata e significativa in questa società italiana nasce da questo scollamento. Spesso sono venute alla luce (o forse alla penombra) polemiche sul ricambio generazionale e sui punti di vista da adottare: il punto di vista che maggiormente condivido è quello che trae origine dal concetto di contemporaneità. Con tutto il rispetto possibile per il passato, il momento attuale presenta aspetti del tutto inediti, nel bene e nel male. Le crisi che ci attanagliano devono rappresentare altrettante occasioni…
Il mio campo professionale è la formazione aziendale, soprattutto in campo tecnologico: mi rendo conto che le proposte innovative “passano” quando fanno riferimento alle esigenze quotidiane delle persone, quando le si rende consapevoli di come l’obiettivo finale sia il miglioramento della qualità della vita, non necessariamente solo professionale. La possibilità di acquisire conoscenza e condividerla valorizzandola è gratificante, amplia gli orizzonti delle persone, indipendentemente dalla loro età e da tutto il resto.
Credo che l’attuale governo stia lavorando male e non solo per le situazioni in cui si cacciano. Ho l’impressione che dietro le decisioni del governo ci sia una sostanziale incapacità a cogliere la complessità della società contemporanea; purtroppo il Partito Democratico ha sostanzialmente lo stesso problema. Mi sembra questa la vera sfida della sinistra, non solo italiana, come i risultati delle europee hanno dimostrato: crisi uguale opportunità. Diffiderei di soluzioni pronte, ma credo che proprio la discussione, la più ampia e aperta, che sfrutti le possibilità di informazione e partecipazione permessi dalla rete, rappresenti la possibilità di dare una svolta, di rivendicare il diritto a proporre soluzioni che almeno affrontino le crisi, da quella economica e finanziaria a quella ambientale, con proposte e non con semplici “no”.
C’è poco di sperimentato
Pubblicato da Dellaplane
Debora risponde anche a chi propone “la sperimentazione con giovani sperimentati”. Aggiungo solo una cosa: oggi essere “sperimentati” è un rischio, equivale ad una mancanza di esperienza, perché molto di quanto caratterizza la società contemporanea non è mai stato sperimentato prima; l’eperienza che conta, oggi, è il saper far riferimento al nuovo, a tutto ciò che il passato, l’esperienza, spiega in parte spesso insufficiente ad affrontare i problemi e non cogliendo le opportunità.Non voglio dire che tutto il passato vada spazzato via, ma che debba esssere preso anche in negativo, per evidenziare le differenze, non solo le (spesso presunte) analogie; soprattutto se poi non se ne traggono conseguenze, e si continua come se niente fosse, cercando magari di insabbiare la consapevolezza della contemporaneità, che è il vero carattere distintivo dei “non sperimentati”
Debora da’ un esempio del da farsi con la sua posizione sul precariato.
Qui l’origine della discussione:
W Rete 4
Pubblicato da Dellaplane
Poco prima di andare sul Digitale terrestre (almeno in West Piemonte), finalmente in chiaro la sesta serie di The West Wing. Sabato ore 06.30, e domenica ore 06.10 circa. Sarà l’effetto Obama, la quinta serie era stata trasmessa anni fa, in ben altri orari, tipo l’una di notte.
Si ripropone una mobilitazione per la pubblicazione su dvd
Met the guru 2
Pubblicato da Dellaplane
Segnalo anche io la presentazione simile a quella mostrata a Milano:
e rispondo a Falso Idillio, a Massimo e Infoservi:
- organizzazione piuttosto approssimativa, magari più attenta all’apparenza che alla sostanza (in quel senso milanese? allora conosco la creme della città, soprattutto nel ramo formatori e organizzatori di eventi)
- ancora complimenti all’interprete in tempo reale, anzi realissimo
- credo che il concetto da sottolineare, soprattutto rispetto alla situazione italiana, sia quello di fiducia/sfiducia: condivido l’analisi di Falso Idillio, ma non voglio essere del tutto pessimista, non fosse altro per la consapevolezza del problema e della ricerca di soluzioni
- l’altro punto importante mi sembra quello del Read Only a cui si contrappone il Read Tweeting: magari in Italia il riferimento non è tanto a Twitter come strumento specifico, ma che la rete e la discussione possa assumere una rilevanza per trovare idee e soluzioni da contrapporre al pensiero unico è da difendere e da portare fuori della rete, per farne un forte argomento politico.