Dellaplane

“La vita e nient’altro” di un formatore ICT cinefilo e radiofilo, sotto lo sguardo di Balengo e Bamboulot

Archivio per la categoria 'La guerra di Charlie Wilson'

Il giuramento dell’impiegato

Il giuramento dell’irriducibile

Giuro
i compiti trascuro
contemplo fisso il muro
a volte non carburo
ciononostante giuro

Giuro
il naso un po’ mi sturo
3 verticale: URO
’sto ritmo è troppo duro
io quasi quasi giuro

Giuro
il cielo fuori è scuro
più fosco il mio futuro
a stento lo figuro
cionondimeno giuro

Giuro
gli sforzi io misuro
dacché non li fatturo
chiamatemi immaturo
datemi il testo e giuro.

Giuro
faccio un pensiero impuro
da solo mi censuro
poi prendo del bromuro
ma il giorno è ancora duro

Giuro
se sudo mi spauro
se sgobbo mi snaturo
mi ispiro ad Epicuro
se devo farlo giuro

Giuro
lo so Brunetta è un duro
ma il posto mio è sicuro
il guscio di un paguro
per non lasciarlo, giuro,

Giuro
se un piede mi fratturo
se un dente io mi otturo
la mutua c’ho e mi curo
per questo in fondo, giuro.

Giuro,
il figlio vuol l’Enduro
il piccolo un tamburo
lei un cigno in oro puro
che devo fare? Giuro!

Giuro,
l’Australia ha il suo canguro
la pecora il tratturo
Salerno Palinuro
Renato ha me, se giuro.

E giuro.

Re: Visto da qui

cioè  Wittgenstein sull’assemblea di sabato al Lingotto

Il mio modesto contributo alla discussione

Anche io ero al Lingotto. Sottoscrivo gran parte delle parole di Luca, anche se concentrate sull’aspetto “partitico”: le questioni della legalità e dell’innovazione culturale, dei diritti e dei doveri, di una economia eco-compatibile e welfare-compatibile dovrebbero restare in primo piano, fare anche esse le differenze sulle candidature.
Sarà per simpatia, ma vorrei che la non ricerca di un messia da parte di Debora fosse più un desiderio (beato il paese che non ha bisogno di eroi) che non una intenzione programmatica o, peggio, l’uva per la volpe.
Chiamparino è il mio sindaco; non è grigio, e, semmai, è l’amministratore che è riuscito a gestire un cambiamento epocale in una grande città. Visto come sono stati bruciati Illy e Soru, teniamocelo da conto, esperienze e non cambiali in bianco in questo senso ci farebbero comodo. In questo senso fare nomi adesso potrebbe non servire a molto: dalla giornata di sabato ho avuto conferme e sorprese, prima fra tutte quella di Oleg, per cui la squadra credo ci sia.
Ricordo la conferenza di Lawrence Lessig a Milano un paio di mesi fa: aveva impostato tutto il suo discorso sui concetti di “read & twittering” (contrapposto al “read only”… in Italia rischiamo di considerarlo gia un lusso) e, soprattutto, fiducia. Con chi si può avere una conversazione in cui essere ascoltati, dare e avere fiducia? Io vorrei deciderlo democraticamente, a maggioranza.

27 giugno 2009, Lingotto, Torino

Da Lingotto, 27 giugno 2009

A caldo le mie osservazioni sull’assemblea di oggi.

Sono contento di esserci stato;  intelligenze, volontà e culture per un’altra idea di politica non solo sono possibili, ma ci sono e si fanno sentire. Con tutte le questioni che si vogliono, che si bebbono discutere, con tutta l’accortezza tattica di chi sa che la partita è importante, e deve sssere giocata con attenzione e senza rabbia e impazienza.

Per questo quasi tutto mi è piaciuto, con qualche aggiunta e un rimprovero.

Ci stava che Franceschini e Bersani rispondessero, e non si sono smentiti. Entrambi hanno chiesto, sostanzialmente, la firma ad una cambiale in bianco: mi sembra che si sia orientati per il no, magari si proporrà qualcosa di concreto altrimenti si farà da sè. Mi avanza un passaggio, però. Forse Franceschini e Bersani (e chi per loro, o chi su di loro) non colgono un punto, che magari oggi avremmo dovuto esplicitare maggiormente. Si è parlato di maggior partecipazione, di maggior vicinanza agli elettori e ai cittadini; mi ha colpito la risposta di Bersani: attenti a non modellarsi e basta sulla realtà che si vuole rappresentare, altrimenti si rischia di non poterla più indirizzare. In questo mi sembra non si colga cosa significhi, oggi, innovazione. Innovazione è partecipazione, e non fine a sè stessa, ma strumento di comprensione.Aderire alla realtà non significa accettarla acriticamente; ma la realtà contemporanea è troppo articolata e complessa perchè la si possa comprendere standone fuori. Tra i miei amici passo per il geek del gruppo, e sono perfino un po’ perplessi che sia io il fissato con Facebook; allora spiego gli usi che se ne possono fare, che esistono altri strumenti (in genere quando gli racconto di Anobii e Duespaghi cominciano a farci un pensierino). Ma poi non posso dirgli altro che di provare, di mettersi, anche solo minimamente in gioco. L’unico modo per capire realmente cosa è o può essere la partecipazione è partecipare. Mi sembra che dietro il punto di vista di Bersani ci sia questo. Oggi al Lingotto ci siamo venuti da tutta Italia con spirito di partecipazione; forse lo abbiamo dato tanto per scontato che non abbiamo neanche pensato di ribadirlo,  e temo proprio che qualcuno non l’abbia colto, e forse non abbia gli strumenti culturali per capirlo. Proprio perchè non partecipa. In rete non si scrivono lettere, si pubblicano post e magari si lascia spazio ai commenti. Questa è elaborazione politica, questo ha fatto Obama. In altri termini, anche la Gelmini è su YouTube.

In questo è la logica del ricambio che chiediamo a così alta voce.

Sono stati elencati molti problemi e un po’ anche proposte soluzioni, alcuni interventi hanno davvero dimostrato che un’altra politica è possibile. Ho trovato, però, una grave lacuna. Solo una volta si è citata la lotta per la legalità tra le priorità del PD: l’appaluso è stato forte e convinto, ma non si può dimenticare che un bel pezzo d’Italia è ancora più lontano dall’Europa di quanto non sia il paese in crisi che abbiamo visto, che tra gli ostacoli che ci troveremo davanti ci sarà anche quello.

Oggi ho scoperto voci nuove, spero di sentirle ancora presto, farò il possibile perchè altri le ascoltino e si facciano sentire.

E’ il momento: Quale congresso, quale partito.

Il mio contributo per l’incontro del 27 giugno al Lingotto

Per proporre modifiche e integrazioni statutarie e, soprattutto, regolamentari, dovrebbe essere ben chiaro lo stato dell’arte: cosa che non è. Certo la vita di un grande partito democratico (e non di un partito che si chiama Partito Democratico) non è cosa che possa essere improvvisata o lasciata all’iniziativa del momento, andrebbe piuttosto studiata e discussa da chi anima il partito; questo mi sembra il punto da cui partire. Da quel che si coglie in giro, il dibattito è a livello alto, si parla di schieramenti identificandoli con i personaggi più noti. E sembrano davvero dei personaggi, nel senso che interpretano un ruolo assumendo i toni che ormai ci siamo abituati a veder ricoprire, manco fosse un serial televisivo. Peccato che non sia The West Wing, ma piuttosto la versione politichese di una telenovela, con recitazione convenzionale, tempi lenti e situazioni stereotipate, e, in fin dei conti, drammi epocali che si risolvono nel nulla. Sappiamo bene che gli insuccessi elettorali e l’incapacità di essere voce ascoltata e significativa in questa società italiana nasce da questo scollamento. Spesso sono venute alla luce (o forse alla penombra) polemiche sul ricambio generazionale e sui punti di vista da adottare: il punto di vista che maggiormente condivido è quello che trae origine dal concetto di contemporaneità. Con tutto il rispetto possibile per il passato, il momento attuale presenta aspetti del tutto inediti, nel bene e nel male. Le crisi che ci attanagliano devono rappresentare altrettante occasioni…

Il mio campo professionale è la formazione aziendale, soprattutto in campo tecnologico: mi rendo conto che le proposte innovative “passano” quando fanno riferimento alle esigenze quotidiane delle persone, quando le si rende consapevoli di come l’obiettivo finale sia il miglioramento della qualità della vita, non necessariamente solo professionale. La possibilità di acquisire conoscenza e condividerla valorizzandola è gratificante, amplia gli orizzonti delle persone, indipendentemente dalla loro età e da tutto il resto.

Credo che l’attuale governo stia lavorando male e non solo per le situazioni in cui si cacciano. Ho l’impressione che dietro le decisioni del governo ci sia una sostanziale incapacità a cogliere la complessità della società contemporanea; purtroppo il Partito Democratico ha sostanzialmente lo stesso problema. Mi sembra questa la vera sfida della sinistra, non solo italiana, come i risultati delle europee hanno dimostrato: crisi uguale opportunità. Diffiderei di soluzioni pronte, ma credo che proprio la discussione, la più ampia e aperta, che sfrutti le possibilità di informazione e partecipazione permessi dalla rete, rappresenti la possibilità di dare una svolta, di rivendicare il diritto a proporre soluzioni che almeno affrontino le crisi, da quella economica e finanziaria a quella ambientale, con proposte e non con semplici “no”.

W Rete 4

Poco prima di andare sul Digitale terrestre (almeno in West Piemonte), finalmente in chiaro la sesta serie di The West Wing. Sabato ore 06.30, e domenica ore 06.10 circa. Sarà l’effetto Obama, la quinta serie era stata trasmessa anni fa, in ben altri orari, tipo l’una di notte.
Si ripropone una mobilitazione per la pubblicazione su dvd

L’America è sempre un passo avanti

RAI News24, ore 20,40 circa. La giornalista commenta la cerimonia del giuramento di Barak Obama.

Alle sue spalle la redazione, nella quale una donna con il camice blu di un’impresa di pulizie svuota i cestini.

La donna è di colore, e io spero che suo figlio abbia lo stesso spirito e lo stesso successo di Obama.

Un politico e una giornalista italiani

Sto vedendo la registrazione dell’intervista di Daria Bignardi a Renato Soru: belle domande e belle risposte, per come dovrebbero essere giornalismo e politica. Belle persone, da tenere in considerazione per darci un futuro.

Grazie a Luca De Biase per la segnalazione.

A parte il segnale positivo, non voglio scrivere per commentare scemate governative o d’opposizione; non credo che si dia troppo peso alle scemenze, penso che se ne dia troppo poco al ragionamento, alla discussione seria e documentata, alle opinioni motivate. Mi sembra il momento di non parlare d’altro.

Due passi avanti ed uno indietro per il recupero

(Il recupero di Radio Due su “quelle” che sono passate davanti, almeno secondo Audiradio)

Al posto di “Chat” con Kabir Bedi ora c’è Matteo Caccia. Non ho ancora sentito il podcast, ma vado sulla fiducia.

Dispenser dura mezza ora in più, Costantino della Gherardesca si conferma all’altezza della tradizione del programma.

Purtroppo non solo 610 è stato confermato, ma c’è “un meglio di…” la domenica mattina…

P.S. Se leggendo il titolo qualcuno avesse pensato al PD, non mi sembra ci siano segnali significativi, in attesa delle prossime rilevazioni.

E’ finito lo sciopero degli sceneggiatori…

… di Hollywood: in effetti certe uscite di Obama sono degne dell’Aaron Sorkin di The West Wing, tanto che McCain si deve essere rivolto agli sceneggiatori di Una donna alla Casa Bianca (sarei curioso di vedere “il vero” Donald Sutherland). Speriamo in un risultato analogo?