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Locarno, 12 agosto 2010
Pubblicato da Dellaplane
Alla libreria del festival ho acquistato 6 dvd, per la maggior parte documentari visti gli scorsi anni e che mi avevano colpito e che potrebbero essermi utili; ne scriverò in futuro. Per ora quel che mi fa pensare è che, quest’anno, forse quei film non li avrei visti, se non nella settimana della critica. Ora non ricordo quali avessi visti nella rassegna indipendente e quali nelle ufficiali; certo che il nuovo direttore ha messo in concorso un doc, cinese, della durata di 6 ore. Dubito che ne vedrò anche solo una parte (sono previsti intervalli, ma non si sa quando) e chissà se gli amici che seguono il concorso lo faranno, ma la scelta mi sembra indicativa. Ne i Cineasti del presente ci sono stati alcuni doc, tra questi il Tony Scott che sembra essere il film della via di Francesco MAresco e che vedrò nella proiezione extra di sabato. Forse vedrò l’ultimo “episodio” della saga “Mafrouza” su un quartiere di Alessandria d’Egitto. Un’altra serie documentaria ha seguito un gruppo di ragazzi svizzeri nell’arco di 7 anni e 4 puntate. C’è da chiedersi cosa sia il documentario per Olivier Père, sicuramente molto attento alla “talentuosità” degli autori in programma, che però rischia di sconfinare nella presunzione se non nella pretestuosità. Mi sembra che per questo motivo le scelte dei film per la piazza Grande non sia stata molto fortunata. Ho l’impressione che si siano fatte, in genere, scelte orientate al genere e all’effetto e forse, ultimamente, mi ero abituato male. I bei film non sono mancati, certo c’è stato il gusto della scoperta (che a Locarno non è mai venuto del tutto meno) ma che ha saputo esprimersi, al momento opportuno, nell’attenzione al digitale, al documentario, in sostanza come attenzione al superamento di ripartizioni ormai dannose. Ma per questo tante serate a base di horror in Piazza?
Oltretutto sono state cancellate alcune sezioni, il programma smagrito. Bene. Ma Fuori Concorso e Cineasti del presente hanno accolto di tutto. Film sperimentali e rivolti a pubblico particolare (che è sacrosanto vadano ai festival) non erano identificabili dal catalogo o dal pur migliorato Pardo News. Al contrario film godibilissimi (Ivory Tower, Pulsar, Norberto apenas tarde, C’était hier) si sono un po’ persi, più di quanto non avvenisse in passato.
Ho fatto riferimento alla Settimana della critica. Approfondirò il tema, è mancato il campione come lo scorso anno era stato Pianomania, ma la rassegna è stata interessante come al solito, con un limite che ormai sta diventando cronico: molta lingua tedesca e comunque provenienza nordica, un po’ di America del Sud e del Nord; e il resto dell’Europa? Dall’Est niente di nuovo? Italia, Spagna e Francia che in altre sezioni e festival si raccontano ai critici svizzeri non arrivano? E’ un peccato, anche se 7 film possono essere pochi, ma in passato sono stati sufficienti a far emergere casi notevoli, che sembrano trovare meno spazio nel resto del festival.
L’ultima danza
Pubblicato da Dellaplane
E un giorno, che avrebbe potuto essere come tanti altri, ti rendi conto che sei tu a non essere più tra loro, che quel che è fatto è fatto e non potrai accompagnarli più da nessuna parte.
Locarno, 11-13 agosto
Pubblicato da Dellaplane
Un transport en commun
Un taxi per 6/7 in Senegal. Omaggio al Demy di Le parapluis de Chebourg, fresco e delicato, probabilmente meno superficiale di quanto potrebbe sembrare. cinema africano molto francese, senza rinunciare alla propria freschezza e ai propri colori, almeno in questa occasione.
Les tempes des graces
Mi aspettavo un nuovo Cronique Vigneronne, è uno special di A come agricoltura, con tutte le buone intenzioni ed ancheidee interessanti, ma privo di qualsiasi appeal cinematografico. Da televisione, ma a puntate, almeno un paio.
Lo specchio
Un canadese in Valle Antrona. eccellente esempio di approfondimento di una notizia di cronaca, sarebbe da utilizzare in aula sul tema dell’innovazione, non solo tecnologica, ma anche sociale e comunicativa. Splendidi personaggi, senso del ritmo ed ironia,con il giusto distacco che rende aspetti che forse chi troppo dentro si negherebbe per autocensura o presunzione. Anche in quessto caso il cinema documentario riesce a seguire una realtà nel tempo e nella profondità dei rapporti socialicome fiction e giornalismo non riescono a fare.
Summer wars
Sarà che le cose urlate e pirotecniche proprio non sono elle mie corde, ma, a parte la tecnica grafica egli effetti, non riesco ad entusiasmarmi: do ai manga altree due chances poi lasci definitavamente perdere, Miazaki a parte. Sono troppo vecchio e non riesco a restare bambino?
Grandi speranze
Grande ritratto di un modo di essere “imprenditori” all’italiana. Il dibattito, dopo il film, stato acor più inquietante, nonè statodetto un vlta iltermine “innovazione”, solo profitto e subito e ringraziateci che facciamo lavorare la gente. Non un’idea innovativa. dOPO “i PROESSI SPOSI” una spledida coferma di una capacità di raccontare tramite le persone il lavoro, con ironia e misura. Se “I promessi sposi” sarebbe perfetto per il FFF sul prendersi cura, “Grandi speranze” lo sarebbe stato per l’edizione su “il senso del lavoro”, addirittura ci sono scene di formazione alla leadership. Certo che sarebbe bello pensare a come far capire a questi signori come le cose siano cambiate, e erti puntifermi forseptrebbero essere messi pesantemente in discussione, a meno che non si pensi a forme di autarchia e isolamento che, per la verità,si direbbe ispirino la politica e l’imprenditorialità nostrana.
La valle delle ombre
evitato, sembra senza rimpianti se non per ‘umorismoinvolontario del risultato.Eppure i media locali ne hanno intessuto e lodi. Attenzioe a non esagerare con la difesa delle risorse locali, le degenarazioni sono in agguato.
Frontier blues
Kaurismaki in salsa iraniana-turkmena. Bello se ti piacciono le componenti, ma c’è aria di già visto. Magari era la volta giusta per usare un linguaggio che, se inflazionato, perde del tutto di efficacia e interesse.
Les arbitres
Ennesimo splendido documetario. Fantastico sentire gli arbitri in azione, altro film da usare come esempi perla presa di decisioni collettive, la gestione del gruppo.Qusti documentari sono più interessanti ma anche piùdivertenti e coivolgenti di quasi tutto il cinema di finzione. Il digitale rende le riprese anche belle, perfino sprecate perl’uso televisivo (promozione dell’HD).
17 august
Una giornata di un ergastolano russo, in un’ora di film perlopiù i bianco e nero, addirittura da una finestrella in una cella. Se ne esce solo con lla morte, contrappunto a (scarsi) colori e all’esterno del carcere, in cui soo imprigionate anche le guardie.Il detenuto fa più ginnasticca in un giorno che io in 47 anni, nonmleggeunrigo, figuriamoci tv o internet. Fa pensare alseso di una pena delgenere, mi ha fattotormnare alla mente le immagini della visitta alle Nuove.
Same same but different
Marchettone patinato per il turismo sessuale, si corrono rischi ma non troppi. l’AIDS si trasmette giocando a biliardo.In Germania hanno i soldi, in Cambogia no. Tutti sono belli.
Locarno, 9-11 agosto
Pubblicato da Dellaplane
Quel fantasma di mio marito
Cosa ci siamo persiin tutti questi anni.Poi in Italia hanno smesso di saperscrivere commedie, con poche eccezioni.
Complices
Film di genere ma ben faatto e un’attenzione per i giovani protagonisti non male
La paura
Osservazioni sull’Italia in rovina con un videocellulare
Hana, dul, sed:
La squadra di calcio femminile dellaCorea del Nord, dagli altarialla quotidianità in un regime totalitario. Inquietante vedere un regime accettato, anzi, promosso da chi ci vive.
The marsdreamers
Sognaredi andare su Marte per dare una seconda occasione all’umanità. Peccatoche nonpossa funzionare
Custodi di guerra
Un po’ come Amnesia di Matteo Caccia:non importa che sia veroo no, funziona, trasmette la tragicità di una guerra fratricida, negli occhi di chi ne è uscito appena in tempo, lasciandosi dietro troppo per poter essere dimenticato. Queste mi sembrano le forme nuove della fiction e del documentario assieme
Andrzej Wajda: let’s shoot
Il maestro al lavoro
Katyn
ultimo film del”vecchio” Wayda
Tatarak (Sweet Rush)
Primo film del”nuovo” Wajda. Sempre un grande, ma qui l’attrice è ancor più grande. A 83 anni ancora volgia di raccontaree grande capacità di farlo.
El Milagro del papa
Un miracolato di Giovanni Paolo II, a venti anni di distanza è un poveraccio come tantissimi altri messicani. Il filmè molto disincantato,al quotidiano cattolico locarnese non è paciuto, a molti altri si.
Piombo fuso
Immagini da Gaza, senza commenti dell’autore. E senza commenti possibili, se non il dolore, l’incredulità, come in ogni guerra e come quando in guerra ci rimettono degli innocenti, di qualunque patriao origine siano. Fa il paio cn “Custodi di guerra”. Festival di civiltà.
Locarno, 8 agosto
Pubblicato da Dellaplane
Inteerviste a Servillo e Rohrbacher
belle persone, la Rohrbacher, oltre che bravissima attrice ha detto cose che è prprio bello sentire da una ragazza italiana, sulla volontà di fare e scoprire attraverso illavoro e la preparazione, lo studio.
Sogno il mondo di venerdì: l’aria agitata dell’Ovest
Tentativo di raccontare una realtà urbana con uno sguardo originale, cinepresa a mano e canzoni ad esprimere i momenti di slitudine e melnconia dei protagonisti. L’idea c’è, maèunpo’ troppoostentata, specie nellaparte centrale del film, che ne risente. Per altro qualche attrice soprattutto non mi è sembrata all’altezza, ed il coraggio narrativo e produttivo viene premiato solo in parte, anche le canzoni diventano monocordi. Per un’opera prima i segnali sono incoraggianti, speriamo non si perdano per strada.
In un altro mondo: a un passo da casa
Di nuovo le meravglie del digitale: Kubrick, per seguire la marcia dei soldati si è inventato la steadycam, oggi è ossibile riprendere per un anno, in tuttele condizioni di tempertura e luce e movimento il lavoro di un guardiaparco del Gran paradiso. Mi aspettavo qualcosa di più, non si va’ molto oltre il prevedibile, ed è un peccato perché teecnicamente il lavoro è ben fatto e le persone interessanti, ma non emergono più di tanto.
Les Yeux di Simone: commovente omaggio al cinema (passando per Kieslowski)
Irene Jacob viene chiamata a commentare Film Rosso in un cineclub. Durante la proiezione due vecchi parlano in continuazione. AL termine Irene si alza ed anche il vecchi, belissimo e cieco, che si lancia in un inno al cinema. Fuori, sotto lo sguardo della ragazza,i due anziani sposi si allontanano nella pioggia. Poi salgono tutti sul palco, ed il vecchioripete il suo amore per il cinema. La jacob, il direttore del Festival, i 7000 della Piazza Grande, siamo felici di esserci. e commossi alle lacrime (anche adesso che ne scrivo)
Giulias verschwinden: sorprendente
commedia svizzera su un gruppo di prossimi cinquantenni, laGiulia del titolo ci arriva incontrando un immenso Bruno Ganz e dopo aver pensato di essere diventatata invisibile. Sceneggiatura scritta per Daniel Schmid, a cui è dedicato,da Sutter (?) che pare essere statoubbicato anche in Italia: da scoprire. Spero il film esca in Italia, lo meriterebbe davvero, ottimo esempio di commedia molto, molto intelligente e ben scritta, girata e recitata. Grande sorpresa, anche per la Piazza, bilancia per l’Europa i (500) days of Summer. Ottime scelte
Sounds aand Silence: marchetta
Il ventennale della (mia amata) settimana della critica meritava di meglio (infatti stamattina ha sparato il capolavoro, anche esso musicale). Viaggio intorno alla ECM, con la sua ottimamusica ma senza profondità, ed alla fine sembra un po’ una marchetta di lusso, ineccepibile qualitativamente, ma fredda. Un Po’ come certi dischi marchiati ECM. Ci fossero stati Rava & Bollani…
Pianomania: l’artigiano oggi
Grande documentario, un anno nella vita del yecnico accordatore dei piani Steinwey & Sons a Vienna, Straordinaria persona, straordinaria immaagine del servizio come comprensione deli “bisogni” altrui, con ironia e professionalità da tuttele parti. Da utilizzarein aula, perfetto,affascinante e coinvolgente anche, se nonsorattutto, per chi non è riuscito a suonare neanche il flauto dolcea scuola. Il fatto è che mostra cosa sgnifichi il lavoro coopertivo, come sia possibile, anzi necessari in situazioni a loro modo estreme per complessità e specializzazione, al limite del neurotico.
Locarno, 7 agosto
Pubblicato da Dellaplane
Quando ho visto pochi film ma buoni, anzi ottimi e riparto da tanta acqua Chiedo scusa per l'allineamento del testo, ma non riesco a far di meglio. Unter bauern - retter in der nacht: si sa' come va' a finire, per fortuna L'emozionee più forte èvedere due delle protagoniste dellamstoria raccontata dal film accompagnate sul palco dalleattrici che le hanno interpretate. forse troppo belle le attrici, anche se ce la mettono tutta, ma il film è un po' troppo televisivo non riesce a fare un passo in più e tutto smmato, un documentario sarebbe stato più forte.Come se si avesse avuto una sorta di timidezza nell'affrontare il tema,che effettivamente avrebbe richiesto altro spessore. Premio alle intenzioni, comunque. Breath made visible: corpi Storia di una ballerina e coreografa, Anna Helprin, spiritosa e intelligente in attività a 86 anni con esperienze beissime, immagini dei suoi spettacoli molto belle. Molto toccante e coinvolgente, inno alla vitalità ad ogni età. Appaiono nel film suoi coetanei e compagni di lavoro e di vita: il peggio conservato è il marito, geniale architetto; la danza sembra far meglio al fisico dello sport, ma le menti sono lucide e ricche di idee. Bellissime persone, il regista ci ha lavorato parecchio, e si vede e con grandissima partecipazione, condivisa con il pubblico, emozionato. La donation: prendersi cura come soluzione Gli altri due film della trilogia mi avevano molto commosso e questo non è da meno, anzi. Viene ripreso il personaggio de La nouvane, che va a sostituiretemporaneamente i medico condotto di un villaggio alle porte del grande Nord. Hossistito anche alla conferenza con ilpubblico, trovo incredibile che unautoredel genere non sia ancoraconsciuto, non mipare sia stato invitato in altrifestival e isui film nonsiano usciti (vabbè, in Italia...). A parte l'ispirazione allevirtuù teologali, prese alla lontana più o meno come KK aveva preso il decalogo o i colori della bandierafancese, Edmond sidice non credente eppure interessato alla religione e, direi, soprattutto all'etica e alla moralle cattolica.Punti di vista interessanti, in reatà problematici. certa critica sociale progressista viene fuori più dalleintervistee che non dai film, che posson apparire anche forzati (del tipo sfiga senza fine) ma che rispondono funzionalment alle intenzioni, anche fotografiche e metaforiche dell'autore, come nelfinale di questo La donation. Tutto è funzionale, anche se può sembrare un po' forzato, ma c'è una rabbia, una voglia di raccontare anche esponendosi e quasi chiededo la discussione sulle soluzioni (la fede, la speranza,la carità) Questoè un film sulprendersi cura, sarebbe davvero bell averlo a Bologna (sottotitoli elettronici in italiano, oltre tutto); in alcuni punti l'argomento trattato esplicitamente, specie nel raporto con ilmedico titolare. E' anche un film sulla vecchiaia, ilmedico titlare è bellissimo (e bravissimo). La protagonista, già splendida nel primoepisodio, qui è altrettanto intensa, è quasi un peccato che non sia stat l'oggetto anche del secondo, il piùpoliticamente espicito dei tre. Appunto la politica: sembra che in Canada abbiano qualche problema in comune con noi, chissà se anch loro hann D'Alema e Rutelli. Certo che a noi manca, per ora, un cinasta del genere,che abbia il coraggio di mirare alto su temi del genere. My sister's keeper: Almomentodi premiare Toni Servillo, alle 21,30 in punto, si è scatenato il diluvio. Onore all'organizzazione, che ha fattosalire sulpalco i giurati di tutte le giurie: per ognuno non solo ha trovato un ombrello del festival, ma anche una hostess che lo reggesse.Complimenti, servizio civile per le ragazze? Spero non intentino class action al festival per procuraato raffreddore. Comunque, dopo unaselezione di scene dei film di Servillo, quando il direttore è risalitosul palco, senza giacca e con la più intrepida (e zuppa) delleragazze in nero e ombrello, quasi non si vedeva lo schermo e non si intendeva parola. Ha piovuto credo tutta la notte, ed anche ora (le 11 del 8 agosto) continua a venir giù. Commenti: è stato il fantasma di Andreotti? O del Servillo nel cemento? Nessuno ha sborsato i 100.000 franchi per Cameron Diaz: hanno evitato un buco nell'acqua.
Post di prova
Pubblicato da Dellaplane
Sembra sia possibile postare direttamente da uno smartphone Android!
Post di prova
Pubblicato da Dellaplane
Pubblico solo un post di prova per verificare che Facebook “prenda” i post: così magari torno a scriverci.
A proposito: non è che con Facebook si stia esagerando un po’?
Certo che la puntata di Tatami non è gran che, se non per Castelvecchi.
16 agosto a Locarno
Pubblicato da Dellaplane
Stasera le premiazioni. una certa delusione per i film della Piazza, tutto sommato è mancata la sorpresa (negli ultimi anni Little Miss Sunshine, La vita degli altri).
In concorso pareri contraddittori: livello medio apprezzazbile, ma le punte in alto e in basso sono diverse per molti critici: non ho seguito molto il concorso, ma Mar Nero, 33 scene di vita e Nulle part terre promise mi sono sembrati olto interessanti
eccellente la settimana della critica, davvero una bellissima selezione. Soprattutto documentari da segnalare anche ne I cineasti del presente e Ici et Ailleurs, la realtà può animare film belli da tutti i punti di vista, quello emotivo innanzi tutto, ma con una persistenza maggiore. Mi sembra quasi che la drammaturgia dei film di finzione rappresenti un limite spesso insuperabile per la verosimiglianza e il senso di un film. L’elettronica, in questo senso, è davvero una rivoluzione. Penso anche solo agli usi che ne hanno fatto Soldini e la Veuve nei loro lavori, per non parlare di “Aquiloni” o di “Non chiederci la parola”: da sottolineare che il digitale non uccide la sala cinematografica (se ooportunament attrezzata), anzi; piuttosto vanno sfruttati poi i nuovi canali di distribuzione e di fruizione, soprattutto per opere che non possono essere blockbuster.
Rata nece biti (non ci sarà la guerra), Daniele Gaglianone
170 minuti mi sembravano troppi, perché non spezzare il film, visto che, comunque, è articolato in capitoli? invece funziona, ha continuità e non solo. Come sempre, per film tra storia e cronaca, bisognerebbe rinfrescarsi un po’ la memoria, gaglianone rifà una cronaca con alcuni documenti audio, tra le testimonianze odierne, e forse non sono abbastanza chiare; mi sembra l’unico vero limite di un documento del genere.
Alla fine la testimonianza di chi sta letteralmente rimettendo assieme i resti delle vittime, dei dispersi e delle loro cose: il mestiere del “vero” Dellaplane, de “La vita e nient’altro” di Tavernier; come a dire che il secolo breve si apre e si chiude con la necessità dello stesso sporco lavoro.
14 agosto a Locarno
Pubblicato da Dellaplane
Giornata molto attesa, film che si annunciano tutti molto interessanti, ed altri,. scoperti a festival in corso che cercherò di recuperare in qualche modo, come quello di Gaglianone che, però durando tre ore, presenta comunque seri problemi. Niente Piazza per non perdermi “Sognavo le nuvole colorate”, pubblicizzato in modo piuttosto particolare nei giorni scorsi.In questo modo mi perdo la prima di Jacqueline Veuve, da cui mi attendo molto.
Four wives- 0ne man, Nahid Persson
Impressionante. Sarebbe facile ironizzare sulla situazione, un uomo con quattro mogli. Gelosie, solidarietà, lontananza dalla nostra mentalità, difficile da accettare, ruolo della donna letteralmente inconcepibile. la regista non ha potuto girare la scena finale, sostituita dalla figlia, perché le autorità non le hanno concesso il visto. Il finale è comunque inquietante come il resto del film, fa quasi rabbia tanta soggezione e rassegnazione
Story of Jen, Francois Rotger
Il Canada non mi piace più così tanto. Almeno la campagna, per le ragazze non sembra un bel posto per viverci. Il film è intenso, le attrici hanno bella presenza, anche se la vicenda si dipana in una caccia all’uomo di cui si poteva fare tranquillamente a meno e, tutto sommato, manca di qualcosa, non fa lo scatto risolutivo.
Mar Nero, Federico Bondi
Nella prima parte mi sono identificato fin troppo nella vicenda. in questo caso Ilaria Occhini solidarizza con la badante romena, nella mia realtà le cose non vanno così bene. Mi sarebbe piaciuto farlo vedere a mio padre, ci si sarebbe riconosciuto parecchio. Le attrici ci mettono del proprio, senza stereotipi, con un’intensità particolare, bello l’uso della lingua e trascinante la musica dei titoli. Ottimo debutto, da riprovare con soggetti meno autobiografici.
Sognavo le nuvole colorate, Mario Balsamo
Causa ritardi e condizioni meteo, me lo sono perso.
Un coin de paradis, Jacqueline Veuve
In alcuni tratti sembra che ci si lasci prendere la mano dall’alta definizione, ma le figure tratteggiate alla fine si definiscono nella miglior tradizione della regista vallese. Bello soprattutto il rapporto che si costruisce tra i vecchi e i giovani, di come questi in fondo si approprino di una memoria che le loro diverse marginalità gli hanno negato.
Ad un certo punto sembra che lo sviluppo della zona sia negata dalla sconfitta di Sion come sede olimpica, a favore di Torino; il progetto che porta i ragazzi a ricostruire il territorio e sé stessi è intitolato a Don Bosco: mi permetto un po’ di orgoglio torinese.