Dellaplane

“La vita e nient’altro” di un formatore ICT cinefilo e radiofilo, sotto lo sguardo di Balengo e Bamboulot

Archivio per la categoria 'Senza categoria'

16 agosto a Locarno

Stasera le premiazioni. una certa delusione per i film della Piazza, tutto sommato è mancata la sorpresa (negli ultimi anni Little Miss Sunshine, La vita degli altri).
In concorso pareri contraddittori: livello medio apprezzazbile, ma le punte in alto e in basso sono diverse per molti critici: non ho seguito molto il concorso, ma Mar Nero, 33 scene di vita e Nulle part terre promise mi sono sembrati olto interessanti
eccellente la settimana della critica, davvero una bellissima selezione. Soprattutto documentari da segnalare anche ne I cineasti del presente e Ici et Ailleurs, la realtà può animare film belli da tutti i punti di vista, quello emotivo innanzi tutto, ma con una persistenza maggiore. Mi sembra quasi che la drammaturgia dei film di finzione rappresenti un limite spesso insuperabile per la verosimiglianza e il senso di un film. L’elettronica, in questo senso, è davvero una rivoluzione. Penso anche solo agli usi che ne hanno fatto Soldini e la Veuve nei loro lavori, per non parlare di “Aquiloni” o di “Non chiederci la parola”: da sottolineare che il digitale non uccide la sala cinematografica (se ooportunament attrezzata), anzi; piuttosto vanno sfruttati poi i nuovi canali di distribuzione e di fruizione, soprattutto per opere che non possono essere blockbuster.

Rata nece biti (non ci sarà la guerra), Daniele Gaglianone
170 minuti mi sembravano troppi, perché non spezzare il film, visto che, comunque, è articolato in capitoli? invece funziona, ha continuità e non solo. Come sempre, per film tra storia e cronaca, bisognerebbe rinfrescarsi un po’ la memoria, gaglianone rifà una cronaca con alcuni documenti audio, tra le testimonianze odierne, e forse non sono abbastanza chiare; mi sembra l’unico vero limite di un documento del genere.
Alla fine la testimonianza di chi sta letteralmente rimettendo assieme i resti delle vittime, dei dispersi e delle loro cose: il mestiere del “vero” Dellaplane, de “La vita e nient’altro” di Tavernier; come a dire che il secolo breve si apre e si chiude con la necessità dello stesso sporco lavoro.

14 agosto a Locarno

Giornata molto attesa, film che si annunciano tutti molto interessanti, ed altri,. scoperti a festival in corso che cercherò di recuperare in qualche modo, come quello di Gaglianone che, però durando tre ore, presenta comunque seri problemi. Niente Piazza per non perdermi “Sognavo le nuvole colorate”, pubblicizzato in modo piuttosto particolare nei giorni scorsi.In questo modo mi perdo la prima di Jacqueline Veuve, da cui mi attendo molto.

Four wives- 0ne man, Nahid Persson
Impressionante. Sarebbe facile ironizzare sulla situazione, un uomo con quattro mogli. Gelosie, solidarietà, lontananza dalla nostra mentalità, difficile da accettare, ruolo della donna letteralmente inconcepibile. la regista non ha potuto girare la scena finale, sostituita dalla figlia, perché le autorità non le hanno concesso il visto. Il finale è comunque inquietante come il resto del film, fa quasi rabbia tanta soggezione e rassegnazione

Story of Jen, Francois Rotger
Il Canada non mi piace più così tanto. Almeno la campagna, per le ragazze non sembra un bel posto per viverci. Il film è intenso, le attrici hanno bella presenza, anche se la vicenda si dipana in una caccia all’uomo di cui si poteva fare tranquillamente a meno e, tutto sommato, manca di qualcosa, non fa lo scatto risolutivo.

Mar Nero, Federico Bondi
Nella prima parte mi sono identificato fin troppo nella vicenda. in questo caso Ilaria Occhini solidarizza con la badante romena, nella mia realtà le cose non vanno così bene. Mi sarebbe piaciuto farlo vedere a mio padre, ci si sarebbe riconosciuto parecchio. Le attrici ci mettono del proprio, senza stereotipi, con un’intensità particolare, bello l’uso della lingua e trascinante la musica dei titoli. Ottimo debutto, da riprovare con soggetti meno autobiografici.

Sognavo le nuvole colorate, Mario Balsamo
Causa ritardi e condizioni meteo, me lo sono perso.

Un coin de paradis, Jacqueline Veuve
In alcuni tratti sembra che ci si lasci prendere la mano dall’alta definizione, ma le figure tratteggiate alla fine si definiscono nella miglior tradizione della regista vallese. Bello soprattutto il rapporto che si costruisce tra i vecchi e i giovani, di come questi in fondo si approprino di una memoria che le loro diverse marginalità gli hanno negato.
Ad un certo punto sembra che lo sviluppo della zona sia negata dalla sconfitta di Sion come sede olimpica, a favore di Torino; il progetto che porta i ragazzi a ricostruire il territorio e sé stessi è intitolato a Don Bosco: mi permetto un po’ di orgoglio torinese.

13 agosto a Locarno

Ha anche piovuto,in Piazza, ma poco poco e non ha guastato la festa a Nanni Moretti. Vuoi vedere che il lavoro di Direttore del TFF lo sta rendendo simpatico? Sul palco è stato gradevole, ha anche girato un corto appositamente per Locarno (non è che così trascura Torino, vero?). Non sarà lui il successore di Maire?
Ho avuto di nuovo problemi con la carta di credito: seganaltomi da Vodafone, risolto telefonicamente con Unicredit. Secondo me perché ho telefonato dalla Svizzera!

Latawce, Beata Dzianowicz
A proposito di cinema documentario.
Un regista polacco porta alcune videocamere agli studenti dellScuola d’Arte di Kabul, insegnando loro,molto sommariamente come usarla per raccontare la loro realtà. Un’altra regista riprende entrambi. immagini nelle immagini, racconti nel racconto. Bambini addormentati per terra, amputati che giocano a calcio e fanno volare aquiloni: era il più veloce nel far volare aquiloni, e per questo una mina gli ha portato via una gamba, per il dolore il padre è morto,ma lui continua a guardare in alto. Altri ragazzi, lo riprendono, anche una ragazza,che appare meno per la contrarietà del fratello. L’autrice ha raccontato che, durante le riprese in una fabbria di tappeti, gli allievi trascuravano il fatto che a lavorare 12 ore al giorno fossero bambini, per loro era normale, non da testimoniare.
Ci sono tutti i discorsi sul cinema documentario, anche se in forma ingenua ma pura, di chi non è condizionato dalla tv. C’è anche il discorso del fare provando, il film è da far vedere a chi pensa che basti una videocamera per ddiventare registi se non addirittura autori. Mi ha fatto pensare, per pietas ma anche per forza della semplicità a ABC Africa di Kiarostami, credo che il grande sarebbe il modello perfetto per quei ragazzi. Per altro gli autori dell’impresa e del film sono polacchi, e dalla Polonia così, vengono due dei film che più mi hanno toccato in questo festival: chissà cosa ne avrebbe detto il mio polacco preferito di tutti i tempi (KK, naturalmente).
Il responsabile della settimana della critica sostiene che il documentario più bello è quello di domani, sulle quattro mogli di un iraniano, ma visti questo e Nobody’s Perfect…

A zona, Sandro Aguilar
Raramente esco prima che un film finisca, ma qui c’è solo compiacimento del dolore, ho retto mezza ora, nessun racconto o dialogo (e passi) ma solo immgini compiaciute di sofferenza. Guardi “33 scene…”e impari.

Son of Rambow, Garth Jennings
Sorpresa!
in realtà c’era da aspettarselo, ne aveva parlato Dispenser (se non Condor). Un po’ sulla scia di Little Miss Sunshine, stavolta dalla Gran Bretagna (e con leggero spirito anti francese, nonostante la coproduzione con Artè). Due bambini, un Gianburrasca anche cattivello e un figlio di vedova di una setta modello “the witness” o quasi. Ne combineranno di tutti i colori, con gran affetto per il cinema e per la capacità di far sognare bambini di tutte le età. Viene in mente il primo cortometraggio di Tim Burton. Davvero gradevole e simpatico, applauso della Piazza a scena aperta, come nei casi migliori.

11 agosto a Locarno

Oggi temo di non aver azzeccato la scelta del programma pomeridiano: al video di Elisabetta Sgarbi sul Sacro Monte di Varallo ho preferito un film canadese,e mal me ne incolse.
Attenzione: in Svizzera le prese dicorrente sonodiverse da quelle italiane e non si trovano adattatori per le spine con la terra! Quindi, niente pc, solo umpc.

Jogo de cena, Eduardo Coutinho
Interviste ad attrici che recitano le interviste fatte a donne che si sono presentate a raccontare la loro storia. Bellissimi volti, storie toccanti e gioco al limite del perverso tra finzione e realtà. Chissà se il regista ha visto Emilie Muller: ha fatto un film che ne è l’esatto contrario.

Elle veut le chaos, Denis Cotè
La protagonista, per liberarsi, ci rimette un rene; gli spettatori i maroni.
Bianco e nero pretenzioso, personaggi sfigati da macchietta. Eppure a qualche critico è piaciuto, e non mi sembrano quelli modello “Un autre homme”.

Lezione 21, Alessandro Baricco
Materiale didattico da 5.000.000 di €
Alessandro Baricco
L’affabulatore Baricco si mette a fare il regista, compone un film surreale su un argomento che potrebbe pure essere scelto a caso. in quest sensomi sembra ci sia il meglio della filosofia della Scuola Holden, lo studio del linguaggio per coinvolgere, indipendentemente dallo scopo; Lezione 21 potrebbe essere il materiale didattico di un corso di marketing della Holden, e lo dico con ammirazione, mi piace questo tipo di provocazione. Visto che è già stato detto tutto, le storie originali sono esaurite o quasi, tanto che i racconti più emozionanti in sé sono dal vero, sono documentari, facciamo – bei – film in quanto tali. La chiave di lettura non deve condizionare lo spettatore, figuriamoci il regista; il sogno di qualunque docente, potendo realizzare una lezione multimediale a costi e tecnologie cinematografiche (5 milioni di €), ma non tutti i docenti, soprattutto poi al “debutto” avrebbero tanta padronanza del mezzo.

The eternity man, Julien Temple
Anche qui, grande padronanza del mezzo, ma obiettivi più fumosi e molto meno interessanti. Musiche continuamente enfatiche. Lasciamo perdere

12 agosto a Locarno

Le note di ieri, sul film di Baricco in particolare, sembrano per ora perse da OpenOffice/Linux: spero recuperarle o riscriverle al più presto.

Apology of an economic hit man, Stelious Kouloglu
Molto giornalistico, con inserti di finzione recitati più simbolici che altro, giusto per spezzare il monologo del protagonista all’incontro in un teatro di Bogotà con vittime del sistema politico-militare-finanziario americano. Magari lo prenderà la Gabbanelli, ma non emoziona più di tanto

Kisses, Lance Daly
Uno dei film più belli del concorso, semplice, protagonisti giovanissimi e bravi, gioco bianco-nero colore in funzione della libertà conquistata e persa (ma non definitivamente) : avrebbero potuto incontrare i protagonisti di “Once”. Breve, ed è anche questo un segno di intelligenza e sensibilità.

Kinogamma part one: East
Kinogamma part two:far east, Siegfried
L’aveva già fatto meglio la Ackermann con L’est, se non ricordo male grafia dell’autrice e titolo del viaggio. Qui aggiungono musichefragorose e qualche scena di nudo o di cadaveri, giusto per compiacere
La vie ailleurs, David Teboul
Bello, ritratti di periferia parigina, vite qualunque e poesia. L’intervistatore è presente con le domande, ma l’attenzione è tutta per i soggetti di ogni età e solitudine.
Non chiederci la parola, Elisabetta Sgarbi

08 agosto a Locarno

Questnanno Locarno mi sembra piena di italiani - qualcuno mi ha anche riconosciuto per i trascorsi forfilmfestivalieri. Potenza dell’euro sul franco? Inaccessibilita’ dei festival italiani? Effetto Moretti (allora a Torino mi devo aspettare altro che le code dello scorso anno)?

No more smoke signals, Fanny Brauning
Talking radio
La cronaca e le tracce degli indiani d’America, con tutte le loro difficolta’ e, ancora, violenze e limitazioni della liberta’ apartire da Radio KILI, spenta d’autorita’ per un anno dopo le riprese del film. Un altro documentario pieno di simpatia per gli oggetti del film, in questo caso senza particolari innovativi.

Nulle part terre promise, Emmanuel Finkiel
Rumori d’Europa
Film da festival, nel bene e nel male. Nel bene perchè è libero di raccontare con suoni e immagini, volt, scorci, anche un po’ troppo ricercati nella ricerca della marginalità (”perchè riprendi solo poveri” ad una dei protagonisti che cattura situazioni con una videocamera: “ritraggogente forte, che resiste”).Nel male perchè ci si domanda se lo fa o lo è, dimenticandosi il pubblico. C’è una quota di possibile estetismo, ma il gusto che resta è buono, ci si riesce ad affezionare alle persone ealle loro sofferenze. Piacerebbe vedere il regista alle prese con una storia, la capacità di mettere insieme immagini e suoni, c’è

Comment Albert vit bouger le montagnes, Harold Vasselin
Paesaggio con figurina
Tra il documentario biografico-geologico e lo spot per la montagna. Bellissime immagini, e valido lo sforzo di non renderle fini a sè stesse. Qui davvero l’estetismo, se non l’effetto demo video in alta risoluzione è in agguato. Giudizio tutto sommato incerto, nonostante la sponsorship inneggiante alla poesia di Tiziana Finzi.

Chaos theory, Marcos Siega
Commediola, un”idea accettabile di partenza, poche battute, appena accettabile il ritmo L cosa migliore è Emily Morton, ma è un mio debole

Berlin calling, Hannes Stohr
viaggio negli inferi delle droghe di un musicista techno. mi ha fatto apprezzare le scelte del DJ Luca Sofri a Kinder,almeno lui ha messo musica e non roba sintetica. Bella prova dell’impianto audio della Piazza Grande, ma molto meglio L’orchestra di Piazza Vittorio, e il film musicale dell’anno rimane “once”

La mostra fotografica su i cinema abbandonati o destinatiad altro uso è una splendida idea, sacrificat per le foto piccole, in un posto sulla cui accessibilità c’è molto da discutere e con orari poco festivalieri: l’apertura al mattino proprio non si poteva?

7 agosto a Locarno

Tra le novità: Radio RAI si sente accettabilmente sia a Locarno che ad Ascona; e’ un bene fino ad un certo punto, cosi’ mi sento ancora troppo vicino a casa.
Segnalazione culinaria: la “trattoria del lago” insiste nel fare un eccellente pesce in carpione; la presentazione e’ spettacolare, ma il contenuto e’ anche meglio, la carpionatura leggera e fresca.
Al Palavideo e’ disponibile uncollegamento wi-fi gratuito funzionante. Peccato non abbia pianificato molte visioni in loco!

Bird’s nest - Herzog & De Muron in China di Schaub e Schindhelm
La Cina e’ vicina alla Svizzera
Sembra che per lavorare con i cinesi occorra molta pazienza, tolleranza e capacita’ di non farsi sorprendere. Se poi si hanno idee e soluzoni attente alla cultura locale si riescono a fare cose come lo Stadio Olimpico di Pechino. Magari un distretto innovativo architetturalmente viene progettato e non realizzato, mentre un nuovo centro di Prada ha miglior fortuna.
Non e’ tanto un film sulla creazione, quanto sul rapporto tra un approccio (l’arhitettura occidentale di avanguardia) con un mondo che si sta muovendo con ritmi e modalita’ sconosciute.
Potrebbe essere utile per parlare del rapporto con il committente, e’ utile scoprire comme due star dell’architettura approcciano il concorso dl punto di vista culturale non loro, ma del committente e come qusto (non) risponde nei canoni usuali. Mi ha colpito il ruolo che viene dato anche a voci insolite: l’artista alternativo che interpreta positivamente il proprio ruolo di consulente culturale e la imprenditrice che vuol fare dell’architettura d’avanguardia un business.
Quando torno voglio verificare cosa ha fatto Torino per documentare il suo cambiamento olimpico e le altre trasformazioni che la riguardano

Quattro giorni con Vivian, di Silvio Soldini
Come vicini di casa
Di Rienzo e Silvio Soldini
Incontro tra due timidi che hanno uno sguardo, ironico e sensibile, sul mondo, come ci fosse un nuovo vicino dicasa con cui fare amicizia,, e poco importa che questo abbia microfono e videocamera. Infatti proprio i vicini di casa entrano med escono dall’immagine di se che ne da’ Vivian, a cui piace cambiar casa, evidentemente per avere nuove finestre da cui affacciarsi.Se fosse un film pubblicitario avrebbe colto nel segno, diffcile non voler leggere quelle poesie leggere; invece e’ un film serio e, se gia’ non si e’ affezionati a Soldini, ci si affeziona anche a questa tenera milanese, che chiunque vorrebbe avere come vicina di casa. Anche per esserle utile. Un ricordo per Ignazio, nero micione di cui rimane l’immagine. La vera pieta’ per le tombe, senza fiori o assalite dall’edera, ironia di solidarieta’ perfino divertita. Soldini ha esordito dicendo di noon aver voluto fare un ritratto del poeta che legge, e c’e’ riuscito con un tocco da vero documentarista, presente e (quasi) invisibile, tirato in ballo da un soggetto che combatte la solitudine con l’ironia e la calma, le piante e gli animali in citta’. Perfino la Milano di Saturn e Rinascente e’ bella.
Da augurarsi una distribuzione e una visibilita’ adeguata.

Il documentario di Nelo Risi con Andrea Zanzotto e’ molto piu’ convenzionale, ha l’aria un po’ da testamento culturale, che si rispetta e si mette in libreria,che tocca e spiega ma non coinvolge. Un casoche sia produttivamente molto piu’ impegnativo?

Cimap! Cento italiani matti a Pechino, di Giovanni Piperno
Un viaggio da matti
Tanta autoironia tanto affettuosa, immagino che nulla come un lungo viaggio cementi il rapporto tra persone, e che la maggior parte di queste viva in un proprio mondo un po’ separato dalla “normlita’” importi molto molto poco. Un legame del genere tra documentarista e documentati non lo vedevo dai tempi di “Le pays des sourdes” e a Piperno non potrei fare complimento migliore. C’e’ di diverso l’umorismo della malattia mentale e il partecipre al viaggio (a proposito, ma come sono tornati?). Il vertice e’ toccato dai cinesi che fotografanoo gli occidentali: chissa’ se si rendevano conto con chi avevano a che fare, “sani” e “malati”.
Anche in questo caso, da augurarsi distribuzione e passaggio televisivo adeguato, in orario non da matti.

Plus tard tu comprenderas, di Amos Gitai
Memorie di olocausto in un interno
Gitai e’ indubbiamente una bella prsona, magari come regista, ogni tanto si fa un po’ prendere la mano e perde il filo, soprattutto quando non ha una sceneggiatura solida. Questa volta ce l’ha, ha anche bravi attori (Jeanne Moreau toccante, cosi’ lontana dall’icona che ne abbiamo, eppure capace di nascondere un segreto con una naturalezza incredibile). Bello che un israeliano impegnato come Gitai si sia calato in una storia cosi’ francese.
Ben raccontato il rapporto tra generazioni, i pudori, i girare attorno, i racconti ad altri, le domnde senza risposte.
Non so se l’organizzazioe del festival lo abbia fatto apposta, ma ha ricordato l’egiziano Chahine proprio stasera, e Gitai lo ha ricordato come amico cineasta, da belle persone, appunto. Mi ha fatto tornare il mente lo slogan della prim edizione del Festival di Locarno cui ho assistito, quella del ‘92: “Non c’e’ che un solo mondo del cinema”

Sono le tre di notte…

… e credo di aver sottovalutato l’effetto del caffè nella grolla.
Anche se siamo dispersi in vari alberghi, lo spirito di Kinder si è gia risvegliato nei veci che si sono ritrovati e sta contagiando i nuovi.
Comunque l’anno scorso era un’altra cosa.